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Bari, il crollo di via Pinto un anno dopo: tra ricordi, traslochi e burocrazia i residenti chiedono risposte

Quella sera di marzo, introno alle 19, il quartiere Carrassi non dimenticherà mai il rumore del crollo. Non era solo un boato: era il segnale di vite interrotte, sogni infranti e paure improvvise. Via Pinto si è trasformata in pochi secondi in un cumulo di macerie, intrappolando Rosalia Degiosa, 75 anni, per 27 ore. La…
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Quella sera di marzo, introno alle 19, il quartiere Carrassi non dimenticherà mai il rumore del crollo. Non era solo un boato: era il segnale di vite interrotte, sogni infranti e paure improvvise.

Via Pinto si è trasformata in pochi secondi in un cumulo di macerie, intrappolando Rosalia Degiosa, 75 anni, per 27 ore. La donna è sopravvissuta grazie al coraggio dei vigili del fuoco, ma porta ancora cicatrici fisiche e psicologiche indelebili.

La palazzina era già sotto ordinanza di sgombero, ma alcuni residenti erano rientrati per recuperare effetti personali e documenti. Nessuno poteva prevedere il cedimento improvviso: vetri esplosi, solai crollati, polvere ovunque. Il quartiere assistette incredulo mentre le sirene fendevano l’aria. Quel salvataggio, applaudito dai presenti, diventò subito simbolo di resilienza e solidarietà, ma la vita delle famiglie è rimasta sospesa.

Dodici mesi dopo, il vuoto fisico della palazzina si accompagna a un vuoto di certezze. Gaetano Papagna, figlio di Rosalia, denuncia la lentezza della burocrazia e la difficoltà di recuperare oggetti personali ancora in custodia comunale. Ogni casa persa rappresentava anni di ricordi e sacrifici quotidiani, inghiottiti da pochi secondi di tragedia. Non solo gli abitanti della palazzina crollata hanno subito conseguenze.

Chi vive nei palazzi vicini convive con paura e incertezze. Elena, madre di due bambini con disabilità, ricorda di aver temuto per la loro vita quella notte: «Abbiamo pensato di saltare dal balcone, ma con i bambini non sapevamo come fare». Per molti, il trauma quotidiano persiste: rumori improvvisi, traslochi, soluzioni temporanee. Agostino Lopopolo, ad esempio, ha affrontato sette cambi di casa in dodici mesi, tra emergenze abitative e lungaggini burocratiche.

La Procura di Bari ha disposto nuovi sopralluoghi tecnici, ma per le famiglie il tempo resta un nemico. La richiesta di ricostruzione non è solo materiale: significa riavere sicurezza, normalità, identità. Rosalia Degiosa oggi vive ad Acquaviva delle Fonti con la figlia, ma il ricordo del crollo accompagna ogni gesto quotidiano, ricordando che le conseguenze di quei secondi durano molto più a lungo.

Via Pinto oggi è un vuoto che parla: tra transenne e silenzio, le macerie sono il simbolo di vite sospese, attese interminabili e ferite ancora aperte. La comunità chiede risposte concrete, interventi rapidi e sicurezza, non solo per ricostruire un edificio, ma per restituire alle famiglie la propria vita, la propria storia, la propria normalità.

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