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Bari, i tassisti sul piede di guerra: scatta lo stato di agitazione. Ultimatum al Comune su abusivismo e corsie BRT

Il servizio di trasporto pubblico non di linea alza la voce e lancia un chiaro avvertimento a Palazzo di Città. I tassisti baresi, rappresentati dalla sigla sindacale USB Taxi, hanno ufficialmente proclamato lo stato di agitazione, denunciando una condizione lavorativa ed economica ormai ai limiti della sostenibilità.

Secondo la sigla sindacale, la categoria si trova stretta in una morsa letale: da un lato, una drastica contrazione del lavoro (complici anche le recenti e drammatiche tensioni internazionali che scoraggiano i viaggiatori); dall’altro, un’assenza pressoché totale di interventi strutturali e risolutivi da parte dell’amministrazione comunale.

I tre nodi irrisolti

Il comunicato diffuso da USB Taxi punta il dito senza mezzi termini contro tre criticità specifiche che stanno mettendo in ginocchio il settore:

  • Abusivismo dilagante: Fenomeni di illegalità continuano a proliferare impuniti sul territorio cittadino, con un focus particolarmente critico sull’area dell’Aeroporto di Bari-Palese, dove autisti abusivi sottraggono quotidianamente lavoro in modo sleale a chi opera nel rispetto delle regole.
  • Piano Parcheggi inesistente: Nonostante le ripetute sollecitazioni per un piano strutturale che preveda la creazione di nuovi stalli e la manutenzione di quelli già esistenti, finora l’Amministrazione avrebbe risposto solo con “interventi marginali e insufficienti”.
  • Il rebus delle corsie BRT: Resta totalmente irrisolta e priva di chiarezza la questione dell’agibilità per i taxi delle nuove corsie BRT (Bus Rapid Transit), un nodo viabilistico considerato fondamentale per garantire tempi di percorrenza adeguati al servizio pubblico.

Di fronte a questo quadro di “abbandono”, il sindacato definisce la situazione non più tollerabile e chiede una convocazione d’urgenza con il sindaco Vito Leccese e gli assessori competenti. L’obiettivo è definire un cronoprogramma immediato e concreto.

L’ultimatum è chiaro: in assenza di risposte rapide e di impegni istituzionali certi, i conducenti si vedranno costretti a intraprendere forme di protesta pubbliche per tutelare il proprio diritto al lavoro e la propria dignità. «Il servizio pubblico taxi è un pilastro della mobilità cittadina – conclude la nota – e merita rispetto, tutela e programmazione, non indifferenza».

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