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Bari, Giuditta aggredita nel parco Rossani: ai domiciliari l’addetta ai bagni. Altri 4 indagati

La donna avrebbe agito per futili motivi grazie alla complicità del marito e di altre persone tra cui anche dei minorenni

Bari, Giuditta aggredita nel parco Rossani: ai domiciliari l’addetta ai bagni. Altri 4 indagati

Svolta nelle indagini sull’aggressione subita da Giuditta D’Elia, la sudentessa barese, aggredita il 23 luglio scorso al Parco Rossani del capoluogo pugliese.

La Polizia locale di Bari ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico di una 31enne. Si tratta di Angela Memoli, che stando alle indagini degli agenti municipali, con altre tre donne al momento non identificate e con il marito, formalmente indagato, avrebbe picchiato la studentessa, causandole gravi traumi al volto.

La donna risponde di lesioni aggravate (reato alla base della misura cautelare) e rapina, perché durante l’aggressione, alla vittima sarebbero stati anche sottratti effetti personali, cellulare, chiavi e borsa. In una nota, gli investigatori parlano di “aggressione per futili motivi”. Gli elementi a carico dell’arrestata sono stati raccolti tramite l’acquisizione di testimonianze, l’analisi della documentazione disponibile e la ricostruzione della dinamica.

La vittima aveva raccontato l’aggressione con un video sui social, formalizzando poi la denuncia. Stando al racconto della 26enne, ad aggredirla, nei pressi del bagno pubblico del parco, sarebbe stato un gruppo formato da alcuni adulti e anche diversi minorenni, nei confronti dei quali procede la Procura minorile.

La posizione

Con un nuovo post social, Giuditta D’Elia, la 26enne studentessa universitaria picchiata da adulti e ragazzini il 23 luglio nei bagni pubblici del parco Rossani di Bari, ha denunciato un nuovo tentativo di aggressione. Secondo quanto riferito dalla ragazza, si trovava nel parco quando è stata avvicinata da due ragazzi in monopattino che le avrebbero urlato contro: «abbiamo visto tutto, te lo meriti, i bambini non si picchiano».

La ragazza ha risposto di essere stata vittima di una «violenza disumana» e di non aver «nemmeno sfiorato» la bambina che la stava bagnando con la pistola ad acqua. «Hanno tentato di uccidermi dopo il mio tentativo di prendere la pistola d’acqua – aggiungendo -. Che modi sono? che mondi sono questi? Accerchiarmi mentre cerco di entrare nel luogo dell’aggressione come sfida personale? Riprendermi mentre mi urlate contro? Evidentemente qualche rapporto di amicizia con i suddetti aggressori vi giace alla base di questa ennesima ridicolizzazione dell’umanità. Io non ho paura e mai l’avrò. Sono viva per miracolo, un miracolo che si chiama forza di riprendersi il cellulare e chiamare il 112». Per l’aggressione sono indagate l’addetta alle pulizie dei bagni pubblici, sospesa dal servizio, e un’altra persona.