Nel giorno in cui l’Italia si ferma per la Giornata della Memoria delle Vittime del Terrorismo, Bari torna a rendere omaggio a uno dei suoi figli più illustri. Nel 48° anniversario del barbaro assassinio di Aldo Moro, il sindaco Vito Leccese ha guidato le celebrazioni commemorative, richiamando l’intera comunità ai valori di unità e rispetto che sostengono la Carta costituzionale.
La mattinata, organizzata dal Comune in collaborazione con l’Università degli Studi e la Federazione dei Centri Studi “Aldo Moro”, si è articolata in due momenti solenni. Alle ore 10, una corona di alloro è stata deposta dinanzi al monumento dello statista in piazza Moro; un’ora dopo, il rito si è ripetuto in corso Vittorio Emanuele, presso la lapide sulla facciata di Palazzo di Città dedicata a Moro e agli agenti della sua scorta trucidati nel 1978.
All’evento hanno partecipato le massime autorità del territorio, tra cui il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, il prefetto Francesco Russo, il questore Annino Gargano e il presidente della Federazione Centri Studi, Luigi Ferlicchia.
Nel suo intervento, il sindaco Leccese ha tracciato un profilo non solo politico, ma profondamente umano dello statista pugliese: «Onorare queste vittime non è solo un dovere morale, ma un richiamo alla convivenza civile che va sempre difesa. Una delle qualità di Aldo Moro era la temperanza, una virtù che la politica oggi sta perdendo di vista. Dovremmo ispirarci alla sua capacità di ascolto e di mediazione: solo attraverso la sintesi si può vivere autenticamente una vita di comunità».
L’omaggio a Peppino Impastato
Il primo cittadino ha voluto inoltre unire nel ricordo due simboli della lotta contro l’oscurantismo e l’illegalità, legati dalla tragica data del 9 maggio 1978. «Oggi ricorre anche l’anniversario della morte di un altro martire della passione civile: Peppino Impastato, ucciso a Cinisi dalla mafia. Ricordiamo due figure che, con percorsi diversi, hanno dato un contributo fondamentale alla crescita civile del nostro Paese».
Le celebrazioni si sono chiuse con un richiamo alla responsabilità collettiva: il debito che la Repubblica ha verso Moro e verso chiunque abbia difeso i valori democratici durante gli anni di piombo resta, secondo il sindaco, la bussola per orientare l’impegno politico presente.