La questione della sospensione delle attività operatorie al reparto di cardiochirurgia dell’Ospedaletto «Giovanni XXIII» continua a far discutere. Nonostante il blocco delle attività chirurgiche iniziato a novembre del 2022, la struttura mantiene in organico la figura del primario, alimentando un dibattito su gestione, efficienza e costi della sanità regionale. Il problema non è solo organizzativo. La chiusura del reparto ha determinato un aumento significativo della cosiddetta «mobilità passiva» con i pazienti pugliesi, impossibilitati a sottoporsi agli interventi necessari a Bari, che sono costretti a rivolgersi a strutture fuori regione. Questo spostamento comporta per la Regione Puglia un esborso considerevole per rimborsare le altre amministrazioni sanitarie.
Secondo i dati di bilancio acquisiti nei giorni scorsi, soltanto nel corso del 2023 la mobilità passiva legata al reparto di cardiochirurgia barese avrebbe inciso sulle casse regionali per oltre due milioni di euro. Una cifra che rischia di alimentare ulteriori tensioni politiche e di dare il via a indagini da parte della magistratura contabile e, in caso di elementi sospetti, anche penale. L’attenzione degli organi inquirenti potrebbe concentrarsi sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla valutazione di eventuali sprechi legati al mantenimento del primario in servizio senza la possibilità di operare. Dal punto di vista sanitario, la sospensione del reparto ha generato disagi concreti per i cittadini. Pazienti affetti da patologie cardiache gravi hanno dovuto pianificare interventi in altre regioni, affrontando viaggi, spese aggiuntive e tempi di attesa più lunghi.
Allo stesso tempo, i medici e il personale dell’ospedale barese restano in una situazione di incertezza, mentre l’organizzazione interna fatica a trovare soluzioni temporanee per garantire continuità assistenziale. Nonostante le ripercussioni economiche e sociali, ad oggi, non sono state ufficialmente comunicate le ragioni definitive della prolungata sospensione del reparto. Fonti interne all’ospedale parlano di problematiche strutturali e carenze di organico, ma la mancata riapertura continua a far sollevare dubbi sulla programmazione e sulla gestione delle risorse. La situazione ha attirato l’attenzione non solo dei cittadini e dei media locali, ma anche dei soggetti preposti al controllo della spesa pubblica.
La Corte dei Conti e la Procura potrebbero decidere di approfondire la vicenda per verificare se vi siano responsabilità nella gestione delle risorse e se l’ammontare della mobilità passiva possa configurare forme di spreco di denaro pubblico. Intanto, la Regione Puglia si trova a dover affrontare una doppia criticità, ovvero da un lato garantire l’assistenza ai pazienti cardiologici trasferiti fuori regione e dall’altro affrontare il nodo economico legato a un esborso straordinario e continuativo. Tra le ipotesi allo studio, secondo quanto trapelato, ci sarebbero possibili soluzioni temporanee per ridurre i costi e velocizzare la riapertura del reparto al Policlinico, ma senza decisioni ufficiali, la situazione rimane sospesa. I cittadini, da parte loro, chiedono risposte chiare e tempi certi.
La riapertura del reparto di cardiochirurgia non è solo una questione di bilancio, ma di sicurezza sanitaria e diritto alla cura sul territorio. In attesa di interventi concreti, la mobilità passiva resta un conto salato per la Regione e un’emergenza concreta per i pazienti.










