In piazza Umberto, nel cuore di Bari, è stata istallata una cabina pubblica di snodo della rete elettrica che, invece, in realtà consente di ricaricare gratuitamente il telefono, ma secondo segnalazioni di residenti e commercianti, ad approfittarne sarebbero soprattutto tossicodipendenti e spacciatori della zona.
La struttura, progettata presumibilmente per offrire un servizio rapido a studenti, turisti o passanti con il cellulare scarico, appare da tempo accessibile in maniera anomala: la cabina è aperta e dotata di una normale presa elettrica per uso domestico. Una situazione che, secondo chi osserva la piazza quotidianamente, favorirebbe un uso improprio da parte di chi frequenta l’area per motivi illegali o di microspaccio.
«Capita spesso di vedere le stesse persone collegare il telefono e restare lì diversi minuti – racconta un commerciante – Non sono turisti né studenti, ma soggetti noti per attività legate alla droga». Il problema, spiegano i residenti, non è tanto la possibilità di ricaricare il telefono, quanto la mancanza di controlli e la facilità con cui chiunque può accedere alla presa di corrente. Un altro interrogativo riguarda i costi: chi paga l’elettricità consumata dalla cabina? Nessuno sembra avere una risposta chiara, mentre l’uso improprio continua indisturbato.
La situazione ha acceso la polemica tra i cittadini, che chiedono maggior presidio e vigilanza nell’area. Piazza Umberto, già da anni al centro del dibattito sulla sicurezza e sul degrado urbano, torna così sotto i riflettori. L’installazione della cabina rientra nei progetti di innovazione urbana e «smart city», volti a rendere la città più accogliente e tecnologicamente avanzata. Ma senza regole chiare e controlli costanti, anche iniziative positive rischiano di diventare punti di appoggio per comportamenti illeciti. Per molti cittadini la soluzione non sarebbe eliminare il servizio, ma affiancarlo a un presidio delle forze dell’ordine o a sistemi di monitoraggio più efficaci.
In questo modo la tecnologia potrebbe davvero servire l’intera comunità, senza trasformarsi in un vantaggio per chi sfrutta la piazza per scopi criminali.Il caso riapre quindi il dibattito su come coniugare innovazione e sicurezza, in una delle piazze più centrali e frequentate del capoluogo pugliese.










