Si chiama “single port” la tecnica utilizzata al Policlinico di Bari per permettere di eseguire un trapianto di rene con un intervento che prevede un’unica incisione, di circa sette centimetri, in cui viene inserito un braccio robotico che ha, come terminali, gli strumenti microchirurgici necessari.
L’operazione, eseguita su una mamma che ha salvato la vita al figlio donandogli un rene, ha permesso al Policlinico di Bari, grazie a una tecnica innovativa, di eseguire per la prima volta in Italia il trapianto di questo organo con una sola incisione.
Per Pasquale Ditonno, dell’unità operativa di Urologia, specializzata in chirurgia robotica, «un’unica incisione significa meno manipolazione dei tessuti muscolari e fasciali, con minore stress biologico per un organismo già impegnato nella risposta immunitaria post-trapianto».
Le persone coinvolte nell’operazione sono una madre 61enne e suo figlio di 44 anni, affetto da rene policistico e che nel 2022 aveva iniziato la dialisi peritoneale e, dopo sei mesi, era stato costretto a passare all’emodialisi. L’evoluzione della patologia aveva reso necessario, nel maggio dell’anno scorso, anche l’asportazione di uno dei reni e l’avvio della dialisi.
Oggi, dopo anni di cure per il paziente si apre una nuova prospettiva di vita. «Dalla fine del 2025 il Policlinico di Bari ha avviato un programma strutturato di chirurgia robotica “single port” in ambito urologico, che ha consentito ai professionisti di acquisire un’esperienza sempre più avanzata nell’utilizzo di questa piattaforma», evidenzia il direttore generale del Policlinico, Antonio Sanguedolce. «Essere i primi in Italia a eseguire un trapianto di rene con tecnica robotica single port significa mettere a disposizione cure sempre meno invasive, favorendo un recupero più rapido e una migliore qualità di vita», conclude il dg.
