Dodici unità operative complesse, ma meno della metà guidate da un primario. All’ospedale pediatrico «Giovanni XXIII» di Bari, presidio di riferimento regionale per la sanità infantile, la fotografia dell’organizzazione interna solleva interrogativi sulla tenuta del sistema e sulla programmazione delle figure apicali. Oggi sono cinque le strutture con un direttore in carica, tra cui: Ortopedia, Pediatria ospedaliera, Malattie infettive, Pediatria universitaria e Cardiochirurgia. Ma, anche, in questo elenco la stabilità appare fragile.
Il primario della Pediatria ospedaliera lascerà il 15 aprile per assumere un incarico accademico a Cagliari. Quello di Malattie infettive andrà in pensione il primo giugno. La Pediatria universitaria, inoltre, è destinata a trasferirsi al Policlinico per scelta organizzativa. Resta la Cardiochirurgia, guidata dal primario Scalzo, come uno dei pochi reparti con una direzione stabile e definita anche se con il reparto chiuso da oltre tre anni. Il dato più critico riguarda, però, le altre sette unità operative, attualmente prive di un primario titolare. Cardiologia pediatrica è senza guida dal 15 agosto 2025; Neurologia pediatrica addirittura dal 2013; Malattie metaboliche e genetiche dal 2024; Urologia pediatrica dal 2021; Anestesia e rianimazione pediatrica dal 2024; Chirurgia pediatrica dal 2019.
A queste si aggiunge la Direzione sanitaria del «Giovanni XXIII», che dal 2026 risulterà vacante.Una situazione che si traduce, nella pratica, in incarichi «ad interim», «facenti funzione» e soluzioni temporanee che rischiano di diventare permanenti. Il primario non è soltanto un titolo: è il responsabile clinico, organizzativo e gestionale dell’unità operativa. Coordina il personale, definisce protocolli, rappresenta il reparto nei rapporti con la direzione strategica e con le istituzioni. La sua assenza prolungata può incidere sulla capacità di programmare investimenti, attrarre professionisti, sviluppare progetti di ricerca e garantire continuità decisionale.
Nel caso della Neurologia pediatrica, la vacanza ultra decennale della direzione pone una questione strutturale. Come è possibile che un reparto così delicato, chiamato a gestire patologie complesse e croniche, sia privo di una guida stabile da oltre dieci anni? E quali effetti ha avuto questa situazione sulla qualità percepita dalle famiglie e sulla capacità di fare rete con altri centri di eccellenza? Anche l’assenza di un primario in Anestesia e rianimazione pediatrica e in Chirurgia pediatrica, reparti nevralgici in un ospedale per l’infanzia, apre interrogativi sulla gestione delle emergenze e sulla pianificazione delle attività operatorie. In un contesto sanitario già segnato da carenze di personale e liste d’attesa, la mancanza di vertici stabili può amplificare criticità esistenti.
Non meno rilevante è il tema della Direzione sanitaria, destinata a restare scoperta dal 2026. Si tratta del cuore organizzativo del presidio, il punto di raccordo tra indirizzi aziendali e attività clinica quotidiana. Una programmazione tempestiva delle nomine appare essenziale per evitare vuoti decisionali. Il quadro complessivo suggerisce la necessità di un piano straordinario di copertura delle posizioni apicali, con bandi tempestivi e procedure trasparenti.
In gioco non c’è soltanto l’assetto amministrativo, ma la credibilità di una struttura che rappresenta un punto di riferimento per migliaia di famiglie pugliesi. Garantire una guida stabile ai reparti significa rafforzare l’organizzazione, tutelare i professionisti e, soprattutto, assicurare ai piccoli pazienti un’assistenza all’altezza delle aspettative.









