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Bari, al Pediatrico i cardiologi aspettano ancora una risposta: già due anni fa segnalavano il collasso del servizio

La cardiochirurgia pediatrica del Ospedale Pediatrico «Giovanni XXIII» è ferma dal 12 novembre 2022. Una sospensione disposta dalla Direzione sanitaria che, secondo quanto riportato in una lettera firmata dai cardiologi della struttura e indirizzata ai vertici dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Bari, datata 7 maggio 2024, avrebbero segnato il progressivo collasso del servizio. Una lettera alla…
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La cardiochirurgia pediatrica del Ospedale Pediatrico «Giovanni XXIII» è ferma dal 12 novembre 2022.

Una sospensione disposta dalla Direzione sanitaria che, secondo quanto riportato in una lettera firmata dai cardiologi della struttura e indirizzata ai vertici dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Bari, datata 7 maggio 2024, avrebbero segnato il progressivo collasso del servizio.

Una lettera alla quale non è mai stata data risposta. Nel documento, inviato al direttore generale, al direttore sanitario e al direttore di presidio, i medici tracciavano un bilancio severo: nel corso degli anni si sarebbe registrata «alta mortalità e morbilità» a fronte «di un numero esiguo di interventi», in un contesto lavorativo definito problematico sotto il profilo del team working. Le conseguenze, secondo i firmatari, sarebbero state pesanti.

In primis la migrazione sanitaria, si legge nella lettera: neonati, bambini e adolescenti cardiopatici costretti a essere operati fuori regione, con disagi economici e psicologici per le famiglie e costi aggiuntivi per la Regione. A questo si aggiungerebbe la perdita di immagine per l’ospedale e per la sanità pugliese, difficoltà organizzative per le strutture coinvolte nell’assistenza e perfino il trasferimento in utero di feti con diagnosi prenatale di cardiopatia congenita verso centri del Centro-Nord.

Sospeso anche il counselling prenatale multidisciplinare che veniva effettuato presso l’Ospedale di Venere.

Nella lettera i cardiologi parlavano anche del venir meno del rapporto fiduciario con il vertice del reparto. Un passaggio delicato, che fotografava una frattura interna profonda.

La richiesta era chiara: ripristinare l’attività di cardiochirurgia pediatrica al Giovanni XXIII anche citando anche una guida differente. «Esistono tutte le potenzialità per riprendere l’attività», scrivono i firmatari, evidenziando strutture, competenze e bacino di utenza adeguati. La decisione veniva rimessa – come è ovvio – nelle mani della direzione strategica del Policlinico.

In gioco non ci sarebbe solo l’organizzazione di un reparto, ma la possibilità di garantire ai piccoli pazienti pugliesi cure altamente specialistiche senza dover lasciare la propria regione.

Da quella data sono trascorsi due anni e nulla è mutato e i cardiologi interni all’unità attendono ancora una risposta dalla Regione e dai vertici aziendali.

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