Aveva denunciato quelle minacce, e poi ci era tornato dalle forze dell’ordine per integrare la querela. Non viveva sereno da un po’ di tempo Michele Esposito, 51enne giornalista della emittente televisiva Antenna Sud e consulente finanziario, a causa di quel condomino, due piani sopra di lui, che gli giurava la morte proprio nel modo in cui ha tentato di ucciderlo mercoledì sera.
Il fatto
Erano le 22.30 quando Michele esce di casa, in via Che Guevara, al quartiere Poggiofranco di Bari, per portare a spasso la sua Golden retriever. Nel giardino di fronte, incontra una condomina con il suo cane, chiacchierano ma le strade si dividono perché la sua è in calore, meglio evitare di salire insieme in ascensore. Il 51enne entra nello stabile, chiama l’ascensore e sale al terzo piano, dove abita. È lì che, all’apertura delle porte, trova Giuseppe Manica, avellinese di 70 anni, che entra nell’ascensore armato di coltello e del coccio appuntito di una tazza. Due piani di urla, spintoni, tentativi di sfuggire alla furia omicida di Manica. All’apertura delle porte, altri condomini accorsi per le urla, assistono al tentato omicidio, urlando per fermarlo: Manica tiene bloccato Michele e lo pugnala più volte con la lama di 17 centimetri, al viso, al mento, al collo, pochi millimetri dalla carotide.
I soccorsi
All’arrivo del 118 e dei carabinieri, la vittima è per terra ma ancora semicosciente e indica l’aggressore che ripete: «Sono stato io, spero che muore». E ancora, «Mi hai rovinato la vita, sono stato io, mi prendo le mie responsabilità, mi hai rovinato la vita, disgraziato». Ma intanto, mentre arrivavano gli inquirenti, prima che fosse bloccato da un condomino 24enne, aveva trovato il tempo di lanciare il coltello nella tromba delle scale e andare a casa per lavarsi le mani. Michele Esposito, portato via in codice rosso, è ora ricoverato in gravi condizioni nel Reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari.
Le denunce
Michele Esposito aveva paura, e da un bel po’ di tempo, perché le discussioni con il vicino violento andavano avanti da anni. Il 13 aprile 2018 Manica è stato ammonito con provvedimento del Questore di Bari a “tenere un comportamento conforme alla legge”. Il 26 settembre 2019 viene condannato dal tribunale di Bari a 2 anni di reclusione per atti persecutori. Due anni dopo, il 29 novembre 2021 la condanna viene confermata dalla Corte di Appello. Il 13 gennaio 2023 viene respinto il ricorso presentato dal difensore. Nel mezzo tanta paura, che avevano indotto Michele Esposito, sposato e padre di una adolescente, a presentare nuove denunce. Perché Manica, nonostante la condanna, continuava a minacciarlo: «Ti giuro che se dovesse accadermi qualcosa, se mi dovessero condannare, dovrai avere paura ogni volta che mi incontrerai. Ti prometto che ti taglio la gola (accompagnando la minaccia con il gesto del pollice che scorre sotto la gola) non avrò più nulla da perdere. Ti taglio la gola. Ti taglio la gola. Te lo prometto…. lurido assassino».
Il fermo
Nonostante il tentativo di liberarsi dell’arma, ritrovata poi nella tromba dell’ascensore ancora piena di sangue, e di lavare le tracce dalle mani, i carabinieri coordinati dal pm di turno presso il tribunale di Bari, Giovanni Calamita, hanno arrestato il 70enne con l’accusa di tentato omicidio pluri-aggravato perché commesso con armi, con premeditazione e avendo agito per futili motivi, occultamento del corpo del reato, lesioni gravi. A confermare il possesso del coltello è stata anche sua moglie che ha collaborato con i carabinieri, mostrando loro il cassetto della cucina, dove era ancora conservato un coltello gemello di quello usato contro Michele Esposito.