Sei persone sono indagate, a vario titolo, per bancarotta fraudolenta in relazione al crac delle quattro imprese del gruppo Andidero (Gafi, Mabar, Modoni building ed Edile Giada).
Stando a quanto emerso dalle indagini, tra il 2014 e il 2022 avrebbero esposto nei bilanci fatti non rispondenti al vero, iscrivendo nell’attivo crediti inesigibili e valutazioni di immobili di valore superiore alle perizie di stima. Nel passivo, invece, avrebbero iscritto una fittizia riserva indisponibile di patrimonio netto, in modo da impedire la rilevazione di perdite nel capitale sociale delle imprese coinvolte.
In questo modo, quindi, avrebbero causato il dissesto delle società.
Le sei persone iscritte nel registro degli indagati dal pm Lanfranco Marazia della Procura di Bari figurano i fratelli Vittorio e Vittoria Andidero, la loro madre Grazia Barbone e altre tre persone. Il gruppo ha presentato un piano di concordato preventivo approvato a gennaio dal Tribunale civile di Bari.
Gli inquirenti avrebbero anche rilevato il “sistematico” inadempimento dei tributi per oltre sette milioni, la distrazione di circa 500mila euro (fatta attraverso la rinuncia a crediti vantati nei confronti di altre società del gruppo) e la soddisfazione di un creditore – a danno degli altri – fatta con il pagamento integrale del credito di 250mila euro, in modo che questi non presentasse istanza di fallimento.
Da questa indagine è nato lo stralcio dell’inchiesta che questa mattina ha portato all’esecuzione di sequestri da 1,1 milioni, legata all’ottenimento indebito di contributi pubblici per riqualificare una masseria. In questa vicenda è coinvolto anche Vittorio Andidero.