«Bari presto avrà circa 400 case in più di edilizia popolare con una piccola percentuale che vogliamo destinare anche a quella sociale, altri progetti possono essere previsti in altre province grazie ai fondi di coesione europei». Pietro Augusto De Nicolo, amministratore unico di Arca Puglia-Puglia Centrale, l’Agenzia regionale per la Casa, fa il punto sull’emergenza abitativa in regione.
Qual è lo stato dell’edilizia popolare nella nostra regione?
«Dal punto di vista numerico non credo sia così drammatica come viene descritta. Ci sono 65.000 alloggi gestiti da Arca a cui si devono sommare alcune migliaia di proprietà dei Comuni. Bari città ha 11.700 case che, seppur a livello nazionale la fanno piazzare agli ultimi posti tra le grandi città metropolitane, è comunque un numero importante. Altro discorso è quello dello stato di questi alloggi, per lo più vecchi, con più di cento anni alle spalle, costruiti prima del 1971, quando non esisteva alcuna disciplina sulla qualità dei materiali. Questo ci espone a continue necessità di manutenzioni».
Non sono sufficienti le risorse stanziate dalla Regione Puglia?
Assolutamente no. Oggi il 30% degli assegnatari, in base a una legge regionale che prevede sei fasce di reddito, paga 24,90 euro al mese di canone di locazione. Per le manutenzioni dobbiamo attingere ai nostri bilanci. Servirebbero almeno 40 milioni di euro l’anno. Dalla Regione ne abbiamo ottenuti 9 negli ultimi tre anni. Una goccia nell’oceano. Inoltre dopo il crollo di via Pinto, nel quartiere Carrassi di Bari, è iniziata una psicosi che ci ha portato a dover far fronte a un’ottantina di segnalazioni dei Vigili del Fuoco trasformatesi in ordinanze che ci sono costate 1,2 milioni di euro».
Qual è la prospettiva invece per provare a rispondere a una domanda sempre crescente?
«Sappiamo che la Regione vuole destinare una cifra notevole dei fondi Fsc al programma di recupero edilizio. Bisogna pensare che oggi costruire una casa popolare ha un costo di 180-200mila euro perché va realizzata con tutte le più moderne norme edilizie, a partire dall’efficientamento energetico e dai protocolli antisismici. Tuttavia abbiamo sbloccato alcuni importanti progetti per Bari: 100 appartamenti in un rustico inizialmente destinato a studentato a Mungivacca, 106 con il piano di recupero di un altro rustico nel quartiere San Girolamo, 24 appartamenti ex novo a Sant’Anna, a cui si aggiungeranno 147 case vuote che ristruttureremo entro sei mesi appena avviata la relativa gara, si tratta di appartamenti ora inagibili che erano occupati abusivamente e per i quali siamo riusciti ad ottenere gli sfratti. Purtroppo quando queste famiglie vanno via li vandalizzano e rendono inutilizzabili, uno è stato perfino incendiato».
Sarà prevista anche una percentuale destinata all’edilizia sociale?
«La cosidetta mixitè edilizia popolare-edilizia sociale è un’idea di fondo contenuta nel modello di solidarietà europeo che vogliamo perseguire. Dobbiamo tener presente che oggi, oltre alle famiglie in stato di povertà assoluta, ci sono quelle monoreddito da 1.400 euro al mese di stipendio alle quali è praticamente impedito l’accesso a casa. Cercheremo di destinare loro almeno una percentuale di questi progetti con affitti calmierati a 200-220 euro al mese.