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Gare d’appalto al Comune di Modugno, il faro del Viminale: non sempre si richiedeva il certificato antimafia

Un fascio di luce si è acceso sulle stanze del Comune di Modugno. A puntarlo è la Commissione di accesso agli atti inviata dal Viminale per verificare se nell’amministrazione cittadina possano essersi infiltrati interessi mafiosi capaci di influenzare decisioni e appalti pubblici. L’organismo ministeriale ha iniziato a passare al setaccio documenti, procedure e affidamenti, concentrando…
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Un fascio di luce si è acceso sulle stanze del Comune di Modugno. A puntarlo è la Commissione di accesso agli atti inviata dal Viminale per verificare se nell’amministrazione cittadina possano essersi infiltrati interessi mafiosi capaci di influenzare decisioni e appalti pubblici.

L’organismo ministeriale ha iniziato a passare al setaccio documenti, procedure e affidamenti, concentrando l’attenzione in particolare su alcune gare d’appalto di notevole valore economico.

Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, i controlli riguarderebbero soprattutto l’iter con cui sono stati assegnati alcuni lavori pubblici. In diversi casi, infatti, l’ente non avrebbe acquisito prima dell’affidamento delle opere i certificati antimafia obbligatori per legge nei confronti delle imprese vincitrici. Un passaggio considerato fondamentale proprio per evitare che aziende contigue alla criminalità organizzata possano inserirsi nei circuiti della spesa pubblica.

La decisione del Ministero dell’Interno di inviare la Commissione non nasce però dal nulla. I riflettori sul Comune di Modugno si erano già accesi nei mesi scorsi a seguito di un’indagine avviata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari.

L’inchiesta, partita da accertamenti sul territorio, ipotizza l’esistenza di un sistema di scambio tra politica e criminalità organizzata legato alle elezioni amministrative del 2020. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, voti provenienti da ambienti malavitosi sarebbero stati convogliati su alcuni candidati in cambio della promessa di assunzioni per soggetti vicini ai clan all’interno di aziende impegnate in lavori e servizi per il Comune.

Un patto che, se confermato, rappresenterebbe una delle forme più insidiose di penetrazione mafiosa nella pubblica amministrazione: quella che passa attraverso il consenso elettorale. Dall’indagine della DDA è scaturito, all’inizio dello scorso novembre, un primo clamoroso sviluppo: l’arresto dell’ex assessore alle Attività produttive Antonio Lopez, finito ai domiciliari con accuse pesanti.

Secondo gli investigatori, l’ex componente della giunta avrebbe avuto un ruolo chiave nella rete di rapporti tra ambienti politici e figure legate alla criminalità. Nel corso degli interrogatori, Lopez avrebbe fornito elementi ritenuti rilevanti dagli inquirenti, contribuendo ad ampliare il perimetro dell’indagine. Le dichiarazioni rese e gli ulteriori accertamenti investigativi hanno portato anche all’iscrizione nel registro degli indagati del sindaco Nicola Bonasia con l’ipotesi di associazione a delinquere di stampo mafioso. Una contestazione che l’interessato ha respinto, dichiarandosi estraneo ai fatti e fiducioso nel lavoro della magistratura. Il quadro investigativo, tuttavia, appare ampio e complesso.

Nel fascicolo aperto dalla DDA figurano complessivamente 41 persone coinvolte a vario titolo: politici, imprenditori e soggetti ritenuti vicini ad ambienti criminali. Un intreccio di relazioni che gli investigatori stanno ricostruendo tassello dopo tassello. In questo contesto si inserisce ora il lavoro della Commissione di accesso del Viminale. L’organismo avrà il compito di analizzare atti amministrativi, verificare eventuali anomalie nelle procedure e accertare se l’azione dell’ente possa essere stata condizionata da interessi mafiosi.

Al termine delle verifiche, la Commissione trasmetterà una relazione al Ministero dell’Interno che potrà valutare eventuali provvedimenti, compresa l’ipotesi più grave dello scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Per la città di Modugno si apre dunque una fase delicata. Da un lato il lavoro della magistratura penale, impegnata ad accertare eventuali responsabilità individuali; dall’altro l’analisi amministrativa del Viminale, chiamato a capire se e quanto la macchina comunale possa essere stata permeabile a pressioni esterne.

Intanto tra cittadini e ambienti politici locali cresce l’attesa per gli sviluppi delle indagini. Il lavoro degli investigatori e della Commissione ministeriale potrebbe nei prossimi mesi chiarire se dietro quelle gare d’appalto e quelle promesse di lavoro si nascondesse davvero un sistema di potere capace di intrecciare interessi pubblici e criminalità organizzata.

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