Caccia a chat, file multimediali e contatti cancellati. L’attività investigativa sul caso di don Vito Martinelli, il parroco cinquantaseienne di Corato finito agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità, si sposta sul fronte tecnico.
I carabinieri hanno infatti disposto il sequestro immediato di smartphone, tablet e computer personali del prelato, prelevato dalle forze dell’ordine direttamente tra i banchi dell’istituto professionale in cui insegnava religione. L’obiettivo primario dei periti informatici nominati dalla Procura è analizzare minuziosamente la cronologia dei software di messaggistica e l’archivio dei dispositivi alla ricerca di riscontri oggettivi legati alla prima denuncia.
La magistratura intende chiarire se la dolorosa vicenda finora emersa rappresenti soltanto una drammatica eccezione o se, dietro l’immagine pubblica di un sacerdote stimato, giornalista e conduttore televisivo molto noto sui social, si celi un sistema di abusi seriali ai danni di altri giovani parrocchiani o studenti.
Gli inquirenti scavano nel passato del sacerdote per capire se i presunti ricatti di natura sessuale, nati all’ombra del ruolo pastorale, abbiano coinvolto altre potenziali vittime rimaste finora nel silenzio per timore o soggezione reverenziale.
Le analisi forensi sui supporti digitali saranno fondamentali per mappare la rete di contatti web e verificare l’esistenza di ulteriori episodi non denunciati, aprendo un nuovo e decisivo capitolo investigativo capace di ridefinire i contorni di un’inchiesta che ha scosso profondamente la comunità locale in queste ore molto delicate.
