In occasione delle celebrazioni del 25 aprile, il Comune di Cassano delle Murge promuove la mostra “Le donne Resistenti. Donne in lotta contro il fascismo”, in programma alla Pinacoteca Civica da oggi al 10 maggio. L’iniziativa, nata da un progetto del Museo Civico di Bari ideato da Francesco Carofiglio e realizzata in collaborazione con l’Anpi, è stata proposta a Cassano da Adriano Buzzanca, direttore del Museo del Territorio, e curata nell’allestimento da Francesca Marsico, direttrice artistica della Biblioteca Civica.
Quattro le sezioni del percorso, dedicate a Spagna, Francia, Germania e Italia, per restituire visibilità al ruolo delle donne nei movimenti antifascisti europei tra il 1936 e il 1945. L’inaugurazione è fissata per stasera alle 18.
Perché la mostra sceglie di raccontare la Resistenza europea attraverso le donne?
«Credo che la mostra intervenga in un vero e proprio vuoto strutturale della nostra memoria pubblica. Queste donne hanno fatto la Resistenza, ma non sono state raccontate dai canoni storici consueti, più orientati a valorizzare le imprese al maschile. Il nostro scopo è dare luce a queste protagoniste: non si aggiungono alla storia, perché nella storia c’erano già. Erano lì, hanno lottato per la democrazia e per la pace, ma non è stata data loro voce. Dobbiamo mettere in discussione gli impianti storici preconfezionati, per dare anche a queste donne una nuova collocazione, capace di restituire completezza al panorama storico».
Spagna, Francia, Germania e Italia compongono le quattro sezioni dell’esposizione. Quale filo storico e umano tiene insieme esperienze così diverse?
«Esiste un fil rouge che unisce queste donne, che potremmo definire anche nostre contemporanee, se pensiamo alle donne dell’Iran e, più in generale, a tutte le donne che hanno avuto il coraggio di prendere posizione e di combattere i regimi o le ingiustizie. La mostra dà luce a questo filo di democrazia in cui le donne sono state protagoniste. Non dobbiamo dimenticare che il 1936 fu un anno cruciale, in cui si cominciavano ad avvertire i venti di guerra prodotti dai totalitarismi. Dare spazio a queste donne significa illuminare quella parte della popolazione che volle credere in un’idea di pace e di democrazia in Europa. E significa anche dare voce agli spazi di marginalità in cui le donne erano relegate, perché la Resistenza non fu soltanto prendere le armi e combattere, ma anche creare e tessere relazioni di quotidianità, accoglienza, inclusione».
Nel lavoro di allestimento, quali documenti le sono sembrati più capaci di restituire la forza di queste figure femminili?
«La mostra proposta da Carofiglio e giunta a Cassano grazie ad Adriano Buzzanca, è davvero una perla: un lavoro molto bello, certosino, attento, ispirato ai principi costituzionali italiani, in primo luogo la pace e l’uguaglianza. Ci sono immagini molto intense ed è difficile sceglierne una. Mi ha colpito, però, la fotografia di un biglietto di auguri scritto da una donna internata in Francia. Nonostante la sofferenza personale e il dramma di quei momenti, quella donna riesce a dare libero sfogo alla creatività. È un biglietto decorato finemente, con fiorellini a mo’ di cornice e parole di amore e bellezza. Credo che questo sia ciò che deve emergere nel buio della guerra, della morte, dell’odio: che la bellezza, l’armonia e l’amore vincono sempre».
Quanto è importante, oggi, proporre una mostra di questo tipo in una comunità locale?
«Con tutta l’amministrazione comunale, a partire dal sindaco Davide Del Re, abbiamo voluto fortemente questa mostra a Cassano. È fondamentale che una comunità continui a vivere quel senso civico che mosse i nostri nonni quando, il 25 aprile, si riappropriarono della propria libertà dopo il ventennio fascista e tanti anni di guerra. Lo spazio che abbiamo voluto allestire nella Pinacoteca Civica restituisce alla memoria la sua dimensione più autentica: uno spazio critico, in cui il visitatore può tornare a riflettere sull’importanza dei valori costituzionali. Non è soltanto memoria, ma un vero esercizio attivo di cittadinanza».
Che cosa possono dire alle nuove generazioni le donne raccontate qui?
«Le donne furono protagoniste dei processi di liberazione di questi quattro Stati, tutte in modi diversi ma unite da un’unica idea di libertà e pace. Le loro vite sono un esempio di partecipazione attiva, anche a rischio della propria esistenza. Oggi bisogna parlare alle ragazze e ai ragazzi, ma anche tornare a parlare di questi valori con tutti i cittadini e le cittadine, perché c’è bisogno di responsabilità. È importante sviluppare uno sguardo critico: nel mondo attuale ci sono molti esempi in cui la prepotenza sembra avere il sopravvento e la democrazia appare sempre più da difendere e proteggere. La democrazia passa anche da semplici azioni quotidiane che possono fare la differenza, rendendoci non più individui, ma “condividui”, per usare un termine di Francesco Remotti, cioè persone capaci di accoglienza».