«Noi da Taranto non ci muoviamo», «Non siamo numeri». Sono questi gli slogan che campeggiano sugli striscioni appesi ai cancelli della Vestas Italia, dove la tensione resta altissima. È giunto al quarto giorno consecutivo il presidio dei lavoratori dello stabilimento tarantino, in sciopero contro la decisione unilaterale dell’azienda di trasferire un pezzo importante della produzione in Basilicata.
Il piano
Il piano della multinazionale prevede, a partire dal prossimo 1° marzo, il trasferimento di magazzino, training center e reparto repairation blades (riparazione pale) da Taranto all’area industriale di San Nicola di Melfi. Una mossa che coinvolge direttamente una quarantina di lavoratori, costretti di fatto a scegliere tra il trasloco in un’altra regione o la perdita del posto.
Per le sigle Fiom e Uilm, la manovra aziendale ha il sapore amaro di un «licenziamento mascherato». «Chiediamo relazioni industriali corrette e un confronto vero per valutare soluzioni alternative, tutelando persone e territorio», tuonano i rappresentanti dei lavoratori. La mobilitazione non si ferma: dopo lo sciopero di martedì e il pacchetto di 12 ore articolato negli ultimi tre giorni, la protesta proseguirà. Le ulteriori ore di astensione dal lavoro saranno decise quotidianamente dalla Rsu. Una data chiave sarà lunedì 19 gennaio, quando si terrà un’assemblea di due ore per decidere le prossime, inevitabili, iniziative di lotta.










