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Ucraina, Satriano: «Spesso interpretiamo l’esistere come prepotenza. Ritorniamo a essere umani»

«Le tragiche giornate che il mondo sta vivendo intorno alla vicenda dell'Ucraina dicono quanto l'umanità non sappia cogliere il valore e il dono che è ogni essere umano. Del resto, i profughi morti alle frontiere ne sono stati un triste presagio. Spesso interpretiamo l'esistere come “rapina”, prepotenza, sopraffazione». Lo scrive l'arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe…
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«Le tragiche giornate che il mondo sta vivendo intorno alla vicenda dell’Ucraina dicono quanto l’umanità non sappia cogliere il valore e il dono che è ogni essere umano. Del resto, i profughi morti alle frontiere ne sono stati un triste presagio. Spesso interpretiamo l’esistere come “rapina”, prepotenza, sopraffazione». Lo scrive l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, nel messaggio per la quaresima dal titolo “Ritornare essere umani”.

«Tutto questo è frutto di un’alleanza tradita, di una logica di peccato che rifiuta Dio e il fratello come compagni di viaggio», dice. «Si cade spesso nell’illusione che autoreferenzialità e autodeterminazione siano le strade più semplici e più giuste per realizzare quel sogno di pienezza, di pace e di felicità che alberga nel cuore di ciascuno. Fermiamoci, come ci ha chiesto il Papa, in una particolare giornata di digiuno e preghiera per l’Ucraina», prosegue.
«Anche l’emergenza lavorativa bussa alle porte dei nostri territori e delle nostre case, richiedendo da parte di tutti maggiore attenzione. Con la Caritas diocesana andiamo individuando strade opportune per meglio esprimere la nostra solidarietà riguardo a tali situazioni drammatiche», aggiunge l’arcivescovo.
«La quaresima, in questo contesto, diviene appello urgente a disfarci dell’uomo vecchio per rivestirci dell’uomo nuovo, che in Cristo, morto e risorto, trova la sua configurazione più autentica. Ritornare a essere umani è l’invito seminato nelle pieghe di questi quaranta giorni di cammino. Non si tratta semplicemente di un processo di socializzazione, ma di un percorso di fede. Saper ritrovare il progetto primigenio sulla nostra umanità nasce da uno sguardo limpido che, solo guardando in alto, sa riscoprire le ragioni della dignità di sé e dell’altro», conclude monsignor Satriano.

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