L’archeologia industriale, tema al centro di un recente workshop nazionale ospitato in Puglia, è solo un aspetto delle potenzialità legate alla valorizzazione dei siti produttivi, antichi e più recenti. Lo hanno compreso alla Regione, tanto da farne un motivo di confronto tra imprenditori, rappresentanti di musei d’impresa, operatori turistici, amministratori locali ed esperti di destination management per avviare un percorso di rete tra luoghi del saper fare, cultura d’impresa e filiere turistiche, con l’obiettivo di rafforzare i sistemi turistici locali attraverso una nuova integrazione tra industria, cultura e turismo.
Un confronto ospitato nella cornice della seconda giornata di Btm 2026, che chiude oggi i battenti alla Fiera del Levante.
Le prospettive
Uno sviluppo potenziale pari a circa 234 milioni di euro di valore aggiunto per l’economia regionale, maggiore capacità di destagionalizzazione dei flussi turistici e un’offerta esperienziale in grado di intercettare una domanda internazionale sempre più orientata a processi produttivi, storie d’impresa e identità dei territori.
Temi e prospettive che sono stati affrontati nel workshop «Fabbriche & Botteghe-Il saper fare italiano come esperienza turistica», promosso da Unioncamere Puglia-Een.
La rete
«Abbiamo portato a Btm otto regioni italiane con altrettante best practice in materia di turismo industriale, dai musei e archivi d’impresa alle esposizioni permanenti e temporanee, ai laboratori artigiani e alle botteghe storiche, fino alle imprese manifatturiere e agroalimentari attive che aprono le porte ai visitatori. Modelli già sperimentati con successo in diverse realtà nazionali, capaci di generare attrattività, reputazione e valore territoriale», ha detto Luigi Triggiani, segretario generale di Unioncamere Puglia, intervenendo al workshop organizzato durante l’appuntamento barese.










