«Sono originario di Monopoli e mi sono sposato in Ucraina a Leopoli, vicino al confine, dove ho formato la mia famiglia con quattro figli e conducevo una vita normale, felice e contento. Ho bisogno di aiuto. All’improvviso una mattina mia moglie mi ha detto: “I russi hanno attaccato”». Inizia così il racconto di Daniele la cui vita si è improvvisamente trasformata in un incubo a causa della guerra che sta flagellando l’Ucraina.
«All’inizio sono rimasto un po’ freddo – ci racconta – perché non mi aspettavo una notizia del genere, poi ho preso la macchina e fortunatamente ho trovato la soluzione per fare carburante, perché tutti sono andati a fare benzina per spostarsi. Intanto ho cominciato a sentire le sirene e mi sembrava di vivere una situazione surreale.
Sono tornato a casa e ho trovato mia moglie che aveva preparato le valigie ed era agitata e i bambini piangevano preoccupati. Sentendo le sirene non sapevamo cosa fare. Per non rischiare pericoli ho pensato di partire. Giorni prima la Farnesina ci aveva contattati e ci aveva comunicato che eravamo in una situazione di pericolo, così avevo mandato una mail al Comune di Monopoli comunicando che saremmo arrivati in sei dall’Ucraina. La sera poi le sirene avevano smesso di suonare e abbiamo deciso di partire all’improvviso, seguendo l’istinto, con i pochi soldi che avevamo con noi e con i documenti, mentre i nostri risparmi sono rimasti in banca, e abbiamo raggiunto il confine».
La fuga precipitosa, la paura, il desiderio di salvare i propri familiari, i risparmi di una vita abbandonati. «Al confine altri problemi – continua Daniele – perché c’erano migliaia di persone, bambini che piangevano, code di auto, persone ammassate. Dopo un giorno e mezzo al confine siamo ripartiti e dopo cinque giorni di viaggio a più riprese siamo andati in Ungheria, Slovenia e poi in Italia. Qui fortunatamente vive mia nonna, con mio zio e ci siamo fermati qui a Monopoli da loro. Ho scritto al Comune per cercare di trovare una casa. Vorremmo rimanere qui, perché qui abbiamo i parenti e abbiamo iscritto i bimbi a scuola. Abbiamo bisogno di un aiuto anche economico. Mia nonna è pensionata e insieme a mio padre non possono aiutarci maggiormente. In molti a Monopoli ci stanno aiutando, anche la Caritas, donandoci quello che possono per le prime necessità, ma non sappiamo quanto a lungo possa durare questo periodo. Noi avevamo una vita normale fino a pochi giorni fa, io ho un ristorante e mia moglie ha tre lauree, organizza eventi importanti ed è consigliere regionale. È imbarazzante per noi chiedere aiuto. Stiamo inviando noi roba in Ucraina per aiutare gli altri. Lì c’è la sorella e la cugina di mia moglie. Lì la guerra continua e sono sempre in emergenza».