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Processo CasaPound a Bari, la difesa: «Nessuna condanna per ricostruzione partito fascista. Faremo appello»

Il collegio di difesa degli imputati nel processo CasaPound, conclusosi oggi a Bari con 12 condanne, segnala «con forza» che «nessuno degli odierni imputati è mai stato processato e di conseguenza condannato per il delitto di ricostituzione del partito fascista, previsto e disciplinato dall’art.2 della legge Scelba. Al contrario gli stessi erano stati chiamati a rispondere della violazione dell’art. 5 della stessa legge che prevede altro, ovvero che punisce con la reclusione (fino a 3 anni) e la multa chiunque, in pubbliche riunioni, compia “manifestazioni usuali del disciolto partito fascista”. La norma vieta gesti, saluti (come quello romano) o simboli riconducibili al fascismo o al nazismo».

Nella dichiarazione il difensore Saverio Ingraffia, che ha difeso gli imputati assieme ai colleghi Antonio Mitolo e Giampiero Milone, spiega che la menzione nel capo d’imputazione anche dell’articolo 1 (oltre all’articolo 5, ndr) della legge Scelba «è di tipo generale e meramente descrittiva degli articoli successivi della stessa disposizione normativa, come appunto il contestato articolo 5 che punisce chi, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista». La difesa ha annunciato appello contro la sentenza.

Le reazioni

Nessun commento da Casapound sulla sentenza del tribunale di Bari. «Non abbiamo le motivazioni e poi si tratta di una sentenza di primo grado», è la laconica risposta del portavoce dell’organizzazione di estrema destra, Luca Marsella, che al telefono con l’Ansa ribadisce: «Non possiamo rilasciare commenti». Bocche cucite anche al quartier generale di Casapound in via Napoleone III, a Roma, a pochi metri da Santa Maria Maggiore. Sul portone marrone dello stabile occupato, da giorni spicca un fiocco celeste a indicare la nascita di un bambino.

«Qui abitano solo famiglie», risponde un uomo affacciato a una finestra al primo piano, mentre accende una delle numerose sigarette che fumerà di lì a poco. Anche l’uomo alla finestra, così come Marsella, ripete che non possono commentare la sentenza di Bari. «Siamo inquilini, qui siamo famiglie, per le domande c’è l’ufficio stampa, proprio come il Pd», è l’esempio che fa dopo aver invitato a prendere un appuntamento perché «qui non funziona così», spiega l’uomo che indossa una felpa verde militare sopra la t-shirt nera con su stampato quello che sembra essere il simbolo di Casapound: «Chi deve commentare la sentenza? Una mamma con un bambino che non è militante di Casapound?».

Eppure la sentenza è storica: si tratta della prima in Italia a riconoscere la violazione degli articoli 1 e 5 della legge Scelba. Il Tribunale di Bari ha, infatti, condannato 12 militanti per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista con privazione dei diritti politici per cinque anni. Sette di loro sono stati condannati anche per lesioni. Ai primi cinque è stata inflitta la pena di 1 anno e 6 mesi di reclusione, agli altri sette 2 anni e 6 mesi di reclusione. Ma per il momento Casapound preferisce mantenere il riserbo.

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