In un panorama globale segnato da venti di recessione e tensioni geopolitiche, l’Italia ha scelto di correre. Le ultime dichiarazioni del ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani confermano un dato che sposta gli equilibri economici europei: nel 2025, le esportazioni italiane sono cresciute del 3,3%, raggiungendo il valore storico di 643 miliardi di euro in beni venduti in tutto il mondo. È il segnale di una vitalità industriale che sembra non risentire della stanchezza dei vicini di casa.
Lezione ai partner europei
Il dato più eclatante è il confronto con il resto dell’Eurozona. Mentre l’Italia accelera del 3,3%, i motori storici del continente mostrano il fiato corto. La Francia si ferma a un pur onorevole +2%, la Germania – colpita dalla crisi energetica e da una ristrutturazione industriale complessa – arranca con un modesto +0,9%, mentre la Spagna scivola in territorio negativo con un -0,4%. Per la prima volta dopo decenni, il dinamismo delle medie imprese italiane permette al Belpaese di agire come stabilizzatore economico dell’area, ribaltando lo stereotipo dell’Italia «anello debole».
I motori della riscossa
Nel dettaglio, il 2025 è stato l’anno dei «campioni invisibili». Se l’automotive ha sofferto una fase di transizione difficile (con un calo che ha toccato punte del -20% verso mercati chiave come gli Usa), a compensare il vuoto ci ha pensato la farmaceutica, protagonista di incrementi superiori al 39%. Non meno rilevante il comparto dei «mezzi di trasporto non autoveicoli»: la cantieristica navale ha segnato una crescita esponenziale, trainando l’export meccanico. Anche l’agroalimentare continua la sua marcia con un solido +6%, consolidando il ruolo del cibo italiano come asset strategico insostituibile.
Il Sistema Italia
Il ministro Tajani ha attribuito il successo al «Piano per l’export», una strategia che mette a sistema la rete diplomatica, l’Ice, Sace e Simest. Questa «Diplomazia della crescita» non si limita a promuovere il prodotto, ma assiste le aziende nella diversificazione dei mercati. Con gli Stati Uniti che oscillano tra aperture e minacce di nuovi dazi, l’Italia sta guardando con forza ai Balcani, ai paesi Asean e all’Africa, quest’ultima al centro del Piano Mattei, per garantire che il flusso delle merci non dipenda da un solo quadrante geografico.
Orizzonte 700 miliardi
L’obiettivo dichiarato è ora quello dei 700 miliardi di euro entro la fine della legislatura (2027). Per raggiungerlo, il governo punta a rafforzare ulteriormente la digitalizzazione delle Pmi e a semplificare l’accesso al credito per l’internazionalizzazione. Le incognite restano molte: dalla crisi del Mar Rosso che allunga le rotte marittime, alla volatilità dei prezzi energetici. Tuttavia, con un avanzo commerciale che sfiora i 35 miliardi di euro, l’Italia dimostra di avere le spalle larghe. La sfida dei 700 miliardi è ambiziosa, ma per una nazione che ha appena battuto la corazzata tedesca sul terreno dell’export, nulla sembra più precluso.