È cominciata la Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz all’Eliseo. All’Incontro presente il presidente francese Emmanuel Macron che ha accolto la premier Giorgia Meloni nel primo pomeriggio, il primo ministro britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Inclusi quelli in videocollegamento, a quanto si apprende, partecipano i rappresentanti di una cinquantina tra Paesi e organizzazioni internazionali.
Ammortizzare le pesanti ripercussioni della chiusura della via d’acqua, da cui passava circa un quinto di tutto il greggio esportato via mare, sull’economia globale ed europea. Questa l’esigenza di questa iniziativa a trazione franco-britannica. Sullo sfondo, il fragile cessate il fuoco in vigore tra Usa e Iran e la speranza che un eventuale accordo tra i belligeranti possa portare alla riapertura di Hormuz: l’intento della “coalizione di volonterosi”, riunita oggi a Parigi dalle 14 alle 16, è di impiegare mezzi per rendere questo obiettivo realtà.
«È molto importante costruire una coalizione di Paesi attorno al principio secondo cui il cessate il fuoco dovrebbe essere permanente, che ci dovrebbe essere un accordo e che lo stretto di Hormuz è aperto. È nel nostro interesse farlo», ha detto Starmer arrivando all’Eliseo, perché l’impatto della guerra «sta colpendo ciascuna delle nostre economie». Roma intende partecipare, come indicato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani al Giornale, coinvolgendo l’Onu.
Nella pratica, si tratta di creare una forza multinazionale per garantire ai mercantili la “piena fiducia” di cui necessitano per operare nello Stretto, come hanno spiegato fonti dell’Eliseo, offrendo protezione da attacchi aerei e mine subacquee. Due i pilastri fondamentali per una soluzione: lo sminamento di Hormuz, da garantire con l’eventuale invio di dragamine, e rifiuto del pedaggio imposto dall’Iran alla navigazione, al fine di ricostituire lo status quo in vigore prima dello scoppio della guerra.
Una missione, «strettamente difensiva», come ribadiscono dall’Eliseo, si lavorerà sulla falsariga della missione Ue Aspides attiva nel Mar Rosso, facendo «il miglior uso possibile dei mezzi» che verranno impiegati «nel momento in cui avremo chiarezza sul ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz». In parallelo, i partecipanti opereranno a livello diplomatico per assicurarsi che la riapertura della via d’acqua sia inclusa in un eventuale accordo tra Usa e Iran. Servirà dunque un impegno da parte di Teheran di non attaccare le navi che intenteranno il passaggio, e da parte di Washington a smantellare il proprio blocco navale.
L’obiettivo dei lavori è quello di delineare una “terza via” tra la ripresa della guerra e la politica di “massima pressione” adottata da Donald Trump nei confronti dell’Iran prima dello scoppio del conflitto. Tutto questo in concerto con una “massa critica” di Paesi asiatici, mediorientali e persino latinoamericani impegnati nel mantenimento del diritto internazionale. Per via della loro posizione geografica, i Paesi del Golfo avranno un ruolo “eminente”. Non è chiaro se parteciperà la Cina, che ha stretti rapporti con Teheran, ma Pechino sarebbe “molto benvenuta”, come qualsiasi altro Paese che volesse partecipare.
L’iniziativa non è tuttavia aperta a Usa, Israele e Iran
Secondo il Financial Times l’Eliseo ha respinto la proposta britannica di fare partecipare la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte, per accentuare la dimensione strettamente nazionale dell’operazione.
Dopo i lavori Macron e Starmer intendono parlarne con il presidente Usa Donald Trump, che ha criticato duramente gli alleati per non averlo “aiutato” nel corso della guerra. In tutto questo, i leader che si troveranno a Parigi mirano anche a mostrare al mondo la loro unità e capacità di «definire collettivamente l’interesse europeo», ha sottolineato l’Eliseo, evidenziando la presenza fisica di Meloni, Merz e Starmer. Si vuole anche dimostrare la capacità dei Paesi europei di coinvolgere i partner mediorientali e asiatici, che hanno particolare interesse nel commercio degli idrocarburi e del gas per via della loro dipendenza dal commercio che passa dallo Stretto di Hormuz