In attesa del verdetto della Valutazione di impatto ambientale della Regione Puglia, il destino del mega resort di lusso di contrada Mogale, sulla costa di Ostuni, resta sospeso. Da una parte un investimento privato da circa 100 milioni di euro destinato a cambiare il volto del turismo d’alta gamma nel Mezzogiorno; dall’altra una mobilitazione di associazioni ambientaliste e comitati che, tra ricorsi amministrativi e contestazioni, chiedono di fermare il progetto. In alcuni casi le polemiche hanno contestato l’origine israeliana di parte degli investitori.
Il progetto, promosso dalla società romana «Merletto» in partnership con «Four Seasons Hotels and Resorts», marchio internazionale che annovera tra i propri investitori anche fondi riconducibili a Bill Gates, prevede la realizzazione di un resort cinque stelle su circa nove ettari. Hotel, residenze, piscine, servizi esclusivi, beach club e 49 fabbricati per una volumetria complessiva di circa 127 mila metri cubi. Un investimento che potrebbe generare centinaia di posti di lavoro tra fase di costruzione e gestione, oltre a rafforzare il posizionamento della costa brindisina nel segmento del turismo internazionale di fascia alta. A dimostrazione della complessità della vicenda, il progetto non nasce oggi. La lottizzazione dell’area di contrada Mogale risale infatti al 1998, quando venne approvata la relativa pianificazione urbanistica.
Negli anni successivi l’intervento ha attraversato un lungo percorso autorizzativo, fino alla recente decisione dei promotori di richiedere e ottenere l’inserimento nell’ambito della Zes Unica, uno strumento pensato dal Governo per semplificare e accelerare gli iter amministrativi degli investimenti strategici, senza derogare ai controlli ambientali e paesaggistici previsti dalla legge. Il progetto dovrà ora superare il vaglio della Valutazione di impatto ambientale, dopo le richieste di approfondimento formulate dagli enti competenti. Saranno esclusivamente le verifiche tecniche a stabilire se l’intervento sia compatibile con il delicato equilibrio paesaggistico del litorale di Ostuni.
Senza contare che l’iter amministrativo di Mogale attraversa quasi trent’anni di pianificazione urbanistica, passando al vaglio positivo di amministrazioni, enti e procedure pubbliche di diverso orientamento politico. Un elemento che impone di distinguere – secondo i sostenitori – tra il diritto, pienamente legittimo, di contestare un progetto e un’opposizione preventiva che rischia di trasformarsi in un freno sistematico a qualsiasi investimento rilevante. E ogni sospensione prolungata ha inevitabilmente un costo: rallenta gli investimenti, rinvia nuova occupazione e rischia di allontanare capitali che guardano alla Puglia come destinazione strategica.
La decisione ora spetta esclusivamente alla Regione e dovrà basarsi sul rispetto rigoroso delle norme ambientali e paesaggistiche. Ma una domanda resta aperta: una terra che punta sul turismo di qualità può permettersi di rinunciare, ogni volta, a investimenti di questa dimensione? La vera sfida non è scegliere tra ambiente e sviluppo, bensì dimostrare che le due esigenze possono convivere.
