Il grave episodio di maltempo e dissesto idrogeologico che ha colpito Niscemi ha riportato al centro del dibattito la fragilità strutturale del territorio siciliano. Nel corso di un’informativa al Senato, il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha sottolineato che il rischio frane in Sicilia non è emergenziale ma cronico: secondo i dati Ispra aggiornati al 2024, circa nove comuni su dieci dell’isola presentano aree ad alto rischio frana. Una condizione che si inserisce in un quadro nazionale altrettanto critico, con oltre il 94% dei comuni italiani esposti a rischi idrogeologici, valanghe ed erosione costiera.
Musumeci ha inoltre denunciato la presenza di «sciacalli in giacca e cravatta» e ribadito che i sindaci sono i primi responsabili della vigilanza urbanistica e della gestione delle risposte per gli sfollati, da concordare con la comunità scientifica.
La frana di Niscemi è ancora in movimento e ha causato l’evacuazione di 1.606 persone. Secondo la Prefettura di Caltanissetta, sono 880 gli edifici situati in zona rossa, distribuiti in fasce di pericolosità crescente fino al fronte frana. Proseguono intanto i lavori sulla viabilità alternativa e sulle trazzere per garantire i collegamenti. I vigili del fuoco hanno effettuato oltre 740 interventi di accompagnamento per consentire agli sfollati di recuperare effetti personali, con accessi vietati nelle aree più pericolose. Da lunedì sarà allestito un campo base per accelerare traslochi e operazioni di assistenza.
Scontro politico e monitoraggi in corso
Il ministro per la Protezione civile ha respinto al Senato ogni accusa di responsabilità personale sulla frana di Niscemi, parlando di «un quarto di secolo di inerzie, omissioni e sottovalutazioni» precedenti al suo mandato da presidente della Regione Siciliana. Musumeci ha ricordato che al suo insediamento, nel 2017, la Sicilia era l’unica regione priva di Autorità di bacino, istituita dal suo governo in tre mesi.
L’aggiornamento del Pai nel maggio 2022 ha classificato come R4 solo una porzione di territorio a valle, non l’abitato, rendendo obsoleti i progetti del 1997 e avviando nuove verifiche tecniche. Successivamente, il dossier è passato al Dipartimento nazionale della Protezione civile, che ha affidato al Comune la quantificazione dei costi per la demolizione di 71 edifici inabitabili.
Musumeci ha rivendicato di aver impegnato il 90,7% dei 540 milioni disponibili per la protezione civile e assicurato che per il governo Meloni le risorse non sono un problema, annunciando misure fiscali, sociali e di sostegno a imprese e cittadini colpiti. Durissimo l’intervento di Carlo Calenda, che ha chiesto le dimissioni del ministro, lo scioglimento dell’Ars e l’applicazione dell’articolo 120 della Costituzione.
Il capo della Protezione civile Fabio Ciciliano ha infine illustrato i monitoraggi in corso: la frana interessa 4 km², è ancora in movimento e una fascia di rispetto di 150 metri è oggetto di valutazioni tecniche anche tramite satelliti.
Intanto l’Associazione nazionale presidi ha chiesto al ministro dell’Istruzione Valditara una proroga dei termini di iscrizione scolastica per le famiglie coinvolte, mentre la Regione ha stanziato 13 milioni di euro per garantire una sistemazione abitativa agli sfollati. La frana di Niscemi evidenzia il dissesto strutturale della Sicilia: 9 comuni su 10 sono a rischio frane. Oltre 1.600 sfollati, 880 edifici in zona rossa. Avviati soccorsi, fondi regionali e misure di assistenza.