Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, alle 3 del mattino, gli italiani dovranno spostare le lancette indietro di un’ora. Un gesto che regalerà sessanta minuti di sonno in più, ma porterà un buio precocissimo al pomeriggio. L’effetto principale dell’ora solare sarà la ridistribuzione della luce: alba anticipata al mattino e tramonto prematuro al tardo pomeriggio. Un passaggio che può causare piccoli disturbi transitori al ritmo biologico sonno-veglia, come irritabilità e sonnolenza. L’alternanza stagionale compie quest’anno 60 anni di applicazione continuativa in Italia (1966-2026), ma il dibattito sulla sua abolizione resta infuocato.
Nel marzo 2026 la Camera dei Deputati ha avviato un’indagine conoscitiva sull’ora legale permanente, conclusasi il 1° ottobre senza però modificare il sistema attuale. A spingere verso l’ora legale unica sono soprattutto i dati economici ed energetici: secondo Terna, tra il 2004 e il 2025 il risparmio ha superato i 12 miliardi di kWh, pari a circa 2,3 miliardi di euro. Anche l’Unione Europea stagna in un empasse: nonostante la proposta della Commissione del 2018 (sostenuta dall’84% dei cittadini) e il voto favorevole del Parlamento Europeo nel 2019, manca ancora un accordo definitivo tra i Paesi membri.
