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Attualità Puglia

Mancano 8mila dipendenti negli enti locali della Puglia e le aree interne si spopolano

La Puglia ha la percentuale nazionale più bassa nel rapporto tra dipendenti pubblici per ogni mille abitanti. Solo il 3,74 per cento. Paragonando il dato a quello della Toscana – regione più vicina per numero di abitanti e Comuni – c’è una differenza di oltre ottomila dipendenti pubblici: 23.403 per la regione con capoluogo Firenze e 14.511 per la Puglia, secondo l’elaborazione di Ifel-Area Studi e Statistiche Territoriali su dati ministero dell’Economia e delle Finanze e Istat del 2025. Ma non è il solo «svantaggio» che pesa sull’attività amministrativa degli enti locali pugliesi.

Il Porcellum montanaro

La legge sulla montagna partorita dal ministro Calderoli è un Porcellum bis, applicato alle aree interne, tanto più perché il ministro leghista, dopo la parziale rivisitazione dell’elenco dei Comuni esclusi – anche su pressione dell’Anci – si è lavato le mani da ulteriori modifiche, rimandando la palla agli altri ministeri (Foti e Piantedosi) per eventuali integrazioni, ma soprattutto ricerca di finanziamenti. «L’idea di Calderoli era di mettere mano ad alcune storture della precedente legge, datata 1952, che includeva anche città come Roma o Bologna, ma ne ha tolto alcune e introdotte altre», afferma Noè Andreano, sindaco da Casalvecchio di Puglia, vice presidente e referente Aree Interne di Anci Puglia.

Praticamente, fatti salvi i finanziamenti previsti dal Fondo Sviluppo Montagne Italiane (Fosmit) – una dotazione annuale di 200 milioni di euro – i Comuni montani esclusi dall’elenco ministeriale (in Puglia le forbici calderoliana ha «tagliato» 11 enti locali, da gli iniziali 54 agli attuali 33) se vogliono ottenere i fondi, in precedenza messi a disposizione dal Governo, dovranno aspettare le disponibilità delle Regioni. In pratica, la «furbata» di Calderoli sta nell’investire le Regioni di nuovi costi, prima coperti dal Governo.
«Una decisione che ha un sapore amaro per le piccole comunità, spesso marginali, e che faticano a garantirsi la sopravvivenza, mentre subiscono le storture ministeriali che modificano i parametri finora presi a riferimento e che riguardavano non solo la morfologia territoriale, ma anche le difficoltà socio-economiche delle aree interne», sostiene ancora Andreano, reduce dagli Stati generali dei piccoli Comuni ospitati a Roma e promossa dall’Anci.

Le richieste

In vent’anni le risorse a disposizione dei piccoli Comuni sono diminuiti e il messaggio che arriva da Roma appare palese: «Praticamente i piccoli Comuni non sono più un problema di costi per il Governo, anche se noi restiamo fiduciosi che i proclami del ministro Foti all’assemblea romana possano tradursi in realtà», sottolinea il sindaco di Casalvecchio di Puglia. Però bisogna fare presto: «Servono soldi e norme specifiche, ma soprattutto la risorsa più importante: il tempo. Se si continua così tra dieci anni molti comuni saranno “borghi fantasma” e non ci sarà motivo di rivedere le politiche sulle aree interne e sui borghi montani», conclude Andreano. Insomma, molti dei piccoli borghi pugliesi spariranno come luoghi abitati ed enti locali. Forse sarà l’unico modo per «trasferire» dipendenti in altri Comuni per cercare di accorciare il gap con la Toscana. Un’altra amara consolazione per tante comunità che sono in procinto di morire e magari pensano a un clone per poter sopravvivere, come il protagonista di Swan Song.

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