La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza ha superato il punto di non ritorno, e dalla Puglia si alza un accorato appello rivolto ai massimi vertici istituzionali per tentare di fermare quella che viene definita una strage silenziosa.
A lanciare l’S.O.S. è l’associazione barese “L’Isola che non c’è” – già nota per aver promosso la candidatura dei bambini di Gaza al Premio Nobel per la Pace – che denuncia una «drammatica carestia» in un territorio dove ormai «mancano farina, medicinali, acqua potabile e beni essenziali» e dove «è minacciata la vita di oltre due milioni di persone, compresi migliaia di bambini».
L’appello alle istituzioni
L’associazione non si limita alla denuncia, ma avanza richieste chiare e specifiche su tre livelli istituzionali: regionale, nazionale ed europeo.
- Alla Regione Puglia: I promotori chiedono un intervento diretto del presidente della Regione, Antonio Decaro. L’invito è quello di «convocare con urgenza il Consiglio Regionale della Puglia e promuovere l’approvazione di un Ordine del giorno straordinario», un documento da portare successivamente sul tavolo della Conferenza Stato-Regioni per sollecitare un’azione coordinata a livello nazionale.
- Al Governo Italiano: L’appello chiama in causa la premier Giorgia Meloni, chiedendo che Palazzo Chigi «intervenga con determinazione nei confronti di Israele, chiedendo l’immediato accesso agli aiuti umanitari, il rispetto del diritto internazionale e la tutela della popolazione civile, a partire dai bambini».
- All’Unione Europea: Infine, la richiesta alla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, affinché Bruxelles si faccia promotrice di un documento condiviso e vincolante «per l’apertura immediata di corridoi umanitari e per la protezione dei diritti fondamentali».
Il messaggio si chiude richiamando le coscienze della politica di fronte al dramma civile: «Questa non è una questione geopolitica astratta – sottolineano i referenti de “L’Isola che non c’è” – è una crisi umanitaria concreta, fatta di volti, di nomi, di vite spezzate troppo presto. Ogni ora che passa aggrava una tragedia già immane. Ogni ritardo pesa sulle spalle dei più fragili. Chiediamo un atto di responsabilità, di coraggio e di umanità».