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La ricercatrice: «Ho individuato il paziente zero della Xylella»

«È il paziente zero della Xylella», Maria Saponari, ricercatrice presso il Cnr-Ipsp (istituto per la protezione sostenibile delle piante) di Bari, definisce così il risultato di una ricerca, sviluppata insieme a colleghi di Francia e Stati Uniti, pubblicata dalla rivista scientifica di importanza mondiale Nature. «Si tratta finalmente della certificazione che il batterio della Xylella,…
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«È il paziente zero della Xylella», Maria Saponari, ricercatrice presso il Cnr-Ipsp (istituto per la protezione sostenibile delle piante) di Bari, definisce così il risultato di una ricerca, sviluppata insieme a colleghi di Francia e Stati Uniti, pubblicata dalla rivista scientifica di importanza mondiale Nature.

«Si tratta finalmente della certificazione che il batterio della Xylella, che ha provocato una vera e propria epidemia di ulivi, distruggendo ettari di coltivazioni, è arrivato in Salento all’interno di una pianta ornamentale di caffè e da lì si è trasferito, infettandole, alle piante di ulivo, condannandole a una morte certa, e soprattutto che il suo ingresso in Italia non è antecedente al 2008, appena due anni prima e quindi in linea con i tempi di incubazione dalla denuncia dei primi casi di moria delle piante, ponendo fine alle congetture di una sua presenza antica». Secondo la scienziata, che ha contribuito con il suo lavoro alla ricerca internazionale, «per quanto la scoperta non sia utile alla cura delle piante infettate, ci può mettere al riparo da altre infezioni simili. Tant’è che l’Unione europea ha messo al bando l’importazione di piante di caffè ornamentali dal centroamerica». Lo studio fa anche luce su alcuni aspetti genetici che potrebbero aver aiutato il batterio a diffondersi: «È un virus “fastidioso” perché è molto difficile estrarre la Xylella dalle piante. Ecco perché all’inizio si faceva fatica a considerarlo la causa della morte degli alberi».
Intanto, mentre nel Salento l’infezione sembra abbia raggiunto il suo plateau, nuovi focolai sono segnalati più a Nord, nelle province di Bari e Brindisi, ai cui agricoltori Saponari suggerisce di «essere attenti soprattutto agli insetti vettori e per tale ragione più che utilizzare disinfestanti a base chimica, che avrebbero effetti negativi anche sulle piante di ulivo, sarebbe opportuno arare il terreno intorno agli alberi per ridurre le possibilità di contagio, per il quale è bene ricordarlo – precisa la ricercatrice mutuando termini attuali per il contrasto al covid – non c’è vaccino, perché le piante non hanno la possibilità di essere sottoposte ad immunizzazione, per quanto stiamo analizzando possibili batteri benefici antagonisti che inattivano la Xylella».
Un lavoro complesso, «su cui stiamo investendo per migliorare la risposta delle piante». Anche se, aggiunge Saponari, «le ricerche avrebbero bisogno di creare un ceppo mutato di batterio con geni aggiunti e silenziati, ma questo studio è difficile da svolgere in Italia perché mancano le strumentazioni con le strutture di quarantena necessarie per manipolare il patogeno».
Plaude ai risultati della ricerca anche il direttore del Cnr-ipsp di Bari, Donato Boscia, che sottolinea come «la notizia e la pubblicazione siano importanti perché confermano un lavoro e soprattutto dei risultati a cui eravamo giunti da tempo e quindi è un elemento in più per prevenire in futuro che ulteriori batteri opportunistici possano compromettere le piante».

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