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Gallipoli, sabbia spostata nel lido privato di proprietà di due leghisti: scoppia la bufera

Uno spostamento di sabbia da una spiaggia libera ad uno stabilimento privato, in un’area protetta, finisce al centro di un’interrogazione parlamentare. Il caso riguarda il Parco naturale regionale Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo, nel territorio di Gallipoli, dove sarebbero state alterate dune e arenile con possibili conseguenze ambientali. A sollevare la questione…
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Uno spostamento di sabbia da una spiaggia libera ad uno stabilimento privato, in un’area protetta, finisce al centro di un’interrogazione parlamentare. Il caso riguarda il Parco naturale regionale Isola di Sant’Andrea e litorale di Punta Pizzo, nel territorio di Gallipoli, dove sarebbero state alterate dune e arenile con possibili conseguenze ambientali.

A sollevare la questione è il deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno, che ha chiesto ai ministri dell’Ambiente e delle Politiche del mare di fare piena luce sull’accaduto. Una guida ambientale escursionistica ha pubblicato una denuncia sui social da cui emerge che un ingente quantitativo di sabbia sarebbe stato trasferito da un tratto di spiaggia libera a una porzione in concessione a uno stabilimento balneare, con interventi che avrebbero interessato anche le dune costiere.

La posidonia

Nel mirino anche la presunta rimozione, nei giorni precedenti, di consistenti accumuli di posidonia oceanica, elemento fondamentale per l’equilibrio dell’ecosistema marino e per la difesa naturale contro l’erosione. Un aspetto che, sottolinea Donno, assume particolare rilevanza alla luce delle criticità che interessano il litorale salentino.

Lo stabilimento coinvolto risulterebbe riconducibile ad una società legata al senatore leghista Roberto Marti e al deputato Salvatore Di Mattina, circostanza che riporta al centro il tema di possibili conflitti di interesse già oggetto di una precedente interrogazione. Sulla vicenda sono in corso accertamenti dei Carabinieri forestali. Il parlamentare pentastellato chiede di verificare l’eventuale presenza di autorizzazioni, la regolarità degli interventi e le responsabilità sui lavori effettuati. «È necessario chiarire se si sia trattato di attività conformi alla legge o di un illecito con danni ambientali», evidenzia Donno, auspicando tempi rapidi per gli esiti delle verifiche.

La vicenda riaccende il dibattito sulla tutela delle aree protette e sulla gestione delle coste, in un territorio sempre più esposto ai fenomeni di erosione e pressione turistica.

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