Categorie
Attualità Italia Politica

Dl Ucraina: fiducia del governo tra fratture interne, caso Vannacci e opposizioni divise

Il dibattito parlamentare sul decreto Ucraina si è trasformato in un banco di prova politico per la maggioranza e in un terreno di scontro incrociato tra forze di governo e opposizioni. Il governo ha posto la questione di fiducia alla Camera, per voce del ministro della Difesa Guido Crosetto, rivendicando la scelta come un atto di chiarezza politica: la fiducia, secondo Crosetto, non serve a eludere il confronto ma a «obbligare tutti a dire se continuano ad appoggiare il governo» su un tema centrale come il sostegno a Kiev. L’uscita di due parlamentari dalla maggioranza viene minimizzata come fatto politicamente marginale.

Antonio Tajani respinge le accuse di tensioni interne al centrodestra, ribaltando la critica sulle opposizioni, definite «divise», e ironizza sui presunti «mal di pancia» della Lega. Tuttavia, proprio all’interno dell’area di centrodestra emerge il caso dei cosiddetti «vannacciani», confluiti in Futuro Nazionale, che attaccano duramente Matteo Salvini accusandolo di incoerenza: secondo loro, la fiducia sarebbe stata chiesta per evitare il voto su emendamenti scomodi relativi allo stop all’invio di armi.

L’opposizione legge la fiducia come il segnale di una maggioranza in difficoltà

Il Pd chiede un chiarimento sul «perimetro» del centrodestra dopo la nascita del nuovo gruppo, mentre Avs, con Angelo Bonelli, parla di maggioranza «deflagrata» e prende nettamente le distanze da Vannacci, ribadendo una linea pacifista ma antifascista. Il M5S accusa il governo di usare l’Aula per regolare conti interni e denuncia l’assenza di un vero dibattito su guerra, lavoro e crisi sociali, ironizzando sui ritardi politici del nuovo gruppo parlamentare.

Gli ordini del giorno mostrano una frattura netta

vannacciani e il M5S chiedono lo stop all’invio di armi e la desecretazione delle forniture militari. Il Pd propone di affiancare al sostegno militare una forte iniziativa diplomatica per evitare l’escalation. Azione, invece, sostiene il governo sul decreto, sostenendo che interrompere l’invio di armi equivarrebbe a una resa dell’Ucraina. Nel complesso, il Dl Ucraina diventa così un insieme di tensioni politiche più ampie, dentro e fuori la maggioranza.

Lascia un commento Annulla risposta

Exit mobile version