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Crisi Iran-Usa: spiragli di dialogo, ma con tensioni militari e rischi regionali

Tra escalation militare e apertura diplomatica la crisi tra Iran e Stati Uniti resta in bilico. A mediare ci sarebbe il Pakistan che sta assumendo un ruolo chiave: una delegazione guidata dal capo dell’esercito Asim Munir avrebbe incontrato a Teheran le autorità iraniane per favorire un nuovo ciclo di negoziati con Washington. E questi potrebbero tenersi nuovamente a Islamabad. Anche la Casa Bianca sarebbe ottimista sulla ripresa dei colloqui.

Nella realtà dei fatti, e in particolare sul fronte militare, la tensione resta alta. Teheran avrebbe minacciato di bloccare il traffico commerciale nel Mar Rosso, nel Golfo Persico e nel Mar d’Oman in risposta al blocco navale statunitense. La Cina, attraverso il ministro Wang Yi, ha chiesto la riapertura dello Stretto di Hormuz, definendola una priorità per la comunità internazionale e sottolineando la necessità di garantire la libertà di navigazione.

Secondo fonti citate da Al Jazeera, i negoziati potrebbero essere vicini a una “svolta decisiva”, soprattutto sul nodo del programma nucleare iraniano. Restano però divergenze sulla durata di un eventuale stop all’arricchimento dell’uranio — tra cinque e vent’anni — e sulla gestione delle scorte esistenti, pari a circa 440 kg di materiale altamente arricchito.

Parallelamente, il conflitto coinvolge anche altri attori regionali in Medio Oriente. Il Pakistan ha ribadito che la stabilità del Libano è essenziale per il successo dei negoziati. Sul fronte israelo-libanese, si registra un possibile riavvicinamento diplomatico con un contatto annunciato, come scrive The Times of Israel, tra Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun, anche se Beirut non ha confermato ufficialmente. Intanto, continuano gli scontri tra Israele e Hezbollah, mentre il bilancio umano della guerra cresce, con migliaia di feriti ricoverati negli ospedali israeliani, quasi 7.800, a causa della guerra con l’Iran.

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