Assalti ai portavalori, narcotraffico, presenza di clan stranieri e ‘ndrangheta. Sono alcuni dei temi trattati durante la prima tappa della missione in Puglia di una delegazione della Commissione parlamentare Antimafia, guidata dalla presidente Chiara Colosimo.
«La prima sollecitazione che abbiamo ricevuto» dalle autorità della provincia di Bari e Barletta-Andria-Trani, audite stamattina nella Prefettura del capoluogo pugliese, «è quella di iniziare a ragionare sui cosiddetti reati predatori, cioè non soltanto sugli assalti ai furgoni portavalori, ma tutti quei reati predatori che in questi territori troppo spesso utilizzano metodi mafiosi», ha spiegato la Colosimo durante il punto stampa che si è tenuto dopo le audizioni: «E quindi – ha aggiunto – se questi reati predatori in qualche modo possano rientrare anche nelle competenze già, della Dda, come ci viene da più parti sottolineato».
Un altro aspetto riguarda, poi, «i rapporti tra la criminalità organizzata autoctona e le criminalità organizzate straniere, non solo quella albanese che, come ben sapete, in questo territorio è presente, ma anche quella che si trova in un altro continente».
Colosimo ha poi affermato che «un dato che mi ha molto colpito rispetto alla storia della criminalità organizzata pugliese è il fatto che a Bari, come a Lecce e Andria, con la presenza dei Mammoliti, entra prepotentemente la ‘ndrangheta».
Ad Andria, in particolare, dopo l’operazione Eureka, sarebbe stata accertata «la presenza del clan Fischiante di Bovalino. Dall’altra parte entra con i Mancuso di Limbardi, a Lecce addirittura con le cosche di Isola Capo Rizzuto, Arena-Nicoscia. Capite – ha detto ancora – che c’è un territorio che è sicuramente in contatto con il broker primario della droga, cioè la ‘ndrangheta».
Il lavoro odierno della commissione, che al termine del punto stampa si è spostata a Lecce, si è concentrato «sul narcotraffico, sugli assalti ai portavalori, su quel welfare criminale su cui si sta lavorando, che è l’occupazione delle case popolari senza titoli».
«Preoccupano le nuove leve dei clan»
«Un’altra questione che è emersa durante queste audizioni e che non riguarda solo questo territorio, ma riguarda tutta la criminalità organizzata, è il venire avanti delle nuove leve. Alle volte in accordo con i grandi boss detenuti che trovano il modo di mandare fuori notizie. Ma c’è anche il venire avanti delle nuove leve che, senza qualcuno che faccia da guida, fanno a gara a chi è più violento», ha detto ancora Colosimo. «Questo porta anche a degli stravolgimenti sul territorio, a dei ritorni di violenza, che però aprono a un altro spaccato: è uno spaccato che parla di un’emergenza di criminalità giovanile e che troppo spesso è già manovalanza della criminalità organizzata», ha aggiunto.
«Non ascoltate Tommy Parisi»
Al termine del punto stampa, riprendendo questi concetti, Colosimo ha aggiunto: «Approfitto per lanciare un appello alle giovani generazioni, visto che le ho tirate fuori in senso negativo. Magari si può iniziare a non ascoltare Tommy Parisi, per rimanere in zona, e ascoltare altri cantanti che non fanno i boss e i cantanti insieme».
Tommy Parisi, nipote del boss del quartiere Japigia di Bari, Savinuccio Parisi, è un cantante neomelodico recentemente condannato per associazione mafiosa.
«Con gli affidamenti diretti la mafia entra nei piccoli Comuni»
«Un altro dato» emerso dalle audizioni è che «l’utilizzo, soprattutto di affidamento diretto in via prioritaria dei piccoli centri, perché sotto soglia, permette con più facilità l’ingresso della criminalità organizzata nei Comuni», ha detto ancora Colosimo. «È evidente che questo è un tema per la commissione Antimafia, soprattutto perché il rapporto tra politica e mafia è oggettivamente il cuore dell’attività della Commissione», ha aggiunto.









