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CasaPound, il mito di Ezra Pound e i simboli. Quando il fondatore diceva: «Siamo fascisti del terzo millennio»

«È vero siamo fascisti. Ma del terzo millennio». Le parole del fondatore di CasaPound, Gianluca Iannone, risalgono al 2011 e restano, nella sostanza, il manifesto politico del movimento di estrema destra nato a Roma nel 2008.

Le sue radici risalgono al 2003 con l’occupazione di un intero stabile nel quartiere Esquilino, in via Napoleone III, e la nascita del primo centro sociale di ispirazione fascista. Un movimento, fino al giugno del 2019 è stato anche un partito, che mescola attivismo sociale, estetica neofascista e una narrazione identitaria che non ha mai smesso di far discutere.

La scelta del nome non è casuale: Ezra Pound, poeta statunitense noto per le sue posizioni fasciste e antisemite, è diventato il riferimento culturale attorno a cui il gruppo ha costruito parte della propria identità. Anche l’immagine del simbolo, una tartaruga stilizzata dal guscio ottagonale, adottato fin dagli esordi, rappresenta — secondo la narrazione interna — la capacità del movimento di avanzare «lentamente ma inesorabilmente. Sovranità, popolo e territorio – si legge nel programma -restano le parole d’ordine sulle quali costruire una concezione della figura statale capace di far fronte alle sfide della modernità». Un percorso che dallo stabile occupato (che ha causato un danno erariale stimato dalla Corte dei Conti in oltre 4,5 milioni di euro fino al 2019), si è poi allargato a tutto il territorio, con manifestazioni, eventi ma anche numerosi episodi di violenza e aggressioni anche a sfondo razziale.

Da Bari la sentenza che ha riconosciuto per 12 militanti i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, come codificato nella legge Scelba, rappresenta solo l’ultimo, forse il più clamoroso, risvolto giudiziario. Una sentenza accolta nel quartier generale di via Napoleone III con un sostanziale silenzio. Restano i riti e la simbologia.

Come ad Acca Larentia il 7 gennaio e il saluto romano. Un «rito» che ha portato l’avvio ad indagini e processi con le sezioni unite della Cassazione intervenute per stabilire che la risposta «alla chiamata del presente» e il saluto fascista «integra il delitto previsto» dall’articolo 5 della Scelba «ove, avuto riguardo alle circostanze del caso» costituisca un concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista».

Sul piano politico, CasaPound continua a sostenere una linea fortemente identitaria, con un obiettivo dichiarato: la «remigrazione». Il termine, citato anche nel loro programma e finito in una proposta di legge, indica il rimpatrio degli immigrati irregolari e, in alcune interpretazioni, anche di quelli considerati «non integrabili». Una posizione che colloca il movimento su un fronte radicale del dibattito sull’immigrazione. Idee che sembrano coincidere con quelle del generale Vannacci che ha lasciato «porte aperte» al movimento. Un invito rimandato al mittente da CasaPound.

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