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Asl, al vaglio la delibera: tre mesi di commissariamento per cinque aziende già prorogate

Non più un semplice giro di valzer, ma un cambio di spartito. Alla Regione Puglia il riordino della sanità entra nella fase decisiva e porta la firma del presidente, Antonio Decaro, deciso a rompere con le logiche del passato. Altro che rotazione di poltrone: il messaggio lanciato ai direttori generali di Asl e ospedali convocati in Presidenza è stato chiaro e perentorio. Senza un cambio di passo reale, salteranno le teste delle dieci aziende sanitarie pugliesi.

Il percorso è già tracciato nero su bianco in una prima delibera, attualmente al vaglio dell’Avvocatura regionale, che segna l’avvio di un graduale azzeramento della governance sanitaria. Il provvedimento prevede tre mesi di commissariamento per cinque aziende già prorogate prima delle elezioni regionali: Asl Taranto, Asl Bat, Policlinico Riuniti di Foggia, Irccs De Bellis di Castellana e Istituto Oncologico Giovanni Paolo II di Bari.

A queste si aggiunge anche la Asl di Foggia, in scadenza all’inizio di febbraio, dove sarà nominato commissario l’attuale direttore generale Nigri, destinato a traghettare l’azienda nella fase di transizione. Una mossa che ha un peso politico preciso: chiudere la stagione delle proroghe infinite e aprire una nuova fase fondata su selezione, competenze e responsabilità. In parallelo, la Regione si prepara a riaprire gli albi degli idonei. Oggi sono circa quaranta i candidati per il ruolo di direttore generale, ma l’intenzione è quella di allargare la platea anche per i profili di direttore amministrativo e sanitario, così da aumentare il bacino di scelta e intercettare figure autorevoli.

L’obiettivo dichiarato di Decaro è attrarre manager di alto profilo, rompendo il recinto regionale. Non a caso, secondo quanto filtra dagli uffici regionali, sono già partiti i primi contatti informali con candidati provenienti da Emilia-Romagna, Toscana e Basilicata, con un’attenzione particolare ai profili femminili, ancora sottorappresentati ai vertici della sanità pugliese. La road map è serrata: entro fine aprile dovrebbe concludersi la procedura di selezione, in attesa delle ulteriori scadenze che interesseranno le restanti aziende sanitarie nei mesi successivi.

Ma sullo sfondo resta un nodo tutt’altro che secondario: quello degli stipendi. La Puglia, infatti, offre ai direttori generali compensi tra i più bassi d’Italia: circa 120mila euro lordi annui, contro i 240mila della Lombardia e i 130mila della Basilicata. Un dettaglio che rischia di pesare se l’ambizione è davvero quella di portare a Bari e nelle Asl pugliesi i fuoriclasse della sanità pubblica. La scommessa politica di Decaro è tutta qui: rimettere mano alla macchina sanitaria partendo dai vertici, assumendosi il rischio di decisioni impopolari ma necessarie. Perché, come ha lasciato intendere ai manager convocati in Presidenza, questa volta non basterà galleggiare. La stagione delle rendite di posizione è finita. Ora, nella sanità pugliese, chi non cambia passo è destinato a restare indietro.

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