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Sale l’occupazione. A novembre 494mila posti di lavoro in più

Vola l'occupazione, rileva l'Istat, ma solo per i contratti a tempo determinato. A novembre si è registrato un aumento dell'occupazione di 494mila unità ma la grande maggioranza degli occupati in più è a termine, con 448mila sul dato annuale. Nel dettaglio si registra un aumento dei contratti a tempo determinato dello 0,6 per cento su…
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Vola l’occupazione, rileva l’Istat, ma solo per i contratti a tempo determinato. A novembre si è registrato un aumento dell’occupazione di 494mila unità ma la grande maggioranza degli occupati in più è a termine, con 448mila sul dato annuale. Nel dettaglio si registra un aumento dei contratti a tempo determinato dello 0,6 per cento su ottobre dove aumenta di 19mila unità e del 17 per cento su novembre 2020 con quasi mezzo milione in più. Il periodo risentiva però della riduzione dell’attività per fare fronte all’emergenza sanitaria. Nel totale gli occupati con contratto a termine a novembre sono più di tre milioni.

Tuttavia, l’Istituto di statistica sottolinea che pur crescendo, l’occupazione generale tra novembre 2020 e lo stesso mese del 2021 è ancora inferiore ai dati pre pandemia e quindi rispetto a febbraio 2020: la differenza 115mila unità. Dati comunque positivi se si tiene conto che il tasso generale di occupazione sale al 58,9 per cento con un aumento piccolo, ma significativo, di 0,2 punti percentuali.
I numeri vengono confermati, sempre secondo l’Istat, dal calo di persone in cerca di lavoro che in un anno sono 54mila. Così come si assiste a un calo dei cosiddetti inattivi di circa il 35 per cento con 663mila unità in meno rispetto al 2020, fermando il numero di chi è alla ricerca di un occupazione a due milioni 338mila. Il calo dei tassi di discocupazione, inoltre, riguarda tutte le fasce di età con una punta di occupati del 73,6 per cento tra 35 e 49 anni. Anche Eurostat conferma il calo della disoccupazione, in particolare quella giovanile: in Italia a novembre il dato è sceso al 28 per cento. Per quanto il tasso italiano resti il terzo più alto dopo Grecia e Spagna, dove la disoccupazione tra i giovani è maggiore.
Per i sindacati, invece, questi numeri «sono ancora lontani dalle cifre pre pandemia» afferma il segretario della Cisl, Luigi Sbarra, per il quale «i dati dell’Istat mostrano certo una vitalità e voglia di ripresa del mondo del lavoro, ma con la crescita dei contagi e della variante Omicron si rischia di tornare indietro». Ecco perché, sempre secondo il sindacato bianco, «il governo deve sbloccare i ristori per i settori maggiormente colpiti, servizi e turismo tra i primi, ma soprattutto prorogare almeno fino a marzo e per tutti i comparti in difficoltà la cassa Covid. Bisogna consolidare subito le reti di coesione, sbloccare gli investimenti e avviare in modo partecipato le riforme previste dal Pnrr, a partire dalle politiche attive», è l’invito delle parti sociali.

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