Il sabato di passione della politica italiana che da sei giorni non riusciva ad eleggere il capo dello Stato è iniziata con una lunga telefonata di Matteo Salvini a Mario Draghi. Nel colloquio è emersa la necessità di chiedere a Sergio Mattarella, tutti insieme, di rinunciare alla sua volontà di svolgere solo l’ufficio di senatore a vita.
Il premier è salito al Quirinale ed ha sostenuto le ragioni dei grandi elettori, facendo leva sul «senso di responsabilità e rispetto per le istituzioni e per i cittadini» che Mattarella ha sempre onorato. Forte del consenso ricevuto, Draghi ha comunicato il successo della missione e i partiti hanno potuto finalmente festeggiare la fine di un’impasse che bloccava il Paese da una settimana, tra girandole di nomi, personalità bruciate e cambiamenti dell’ultimo minuto.
Fino alla conta in aula per il settimo scrutinio è stata una lunga sequela di interviste e dichiarazioni e di plausi al capo dello Stato, con la gara ad intestarsi una scelta che di colpo è diventata “la migliore in assoluto”, mentre dietro le telecamere iniziava la resa dei conti nei partiti e al loro interno. Come le voci di dimissioni del ministro leghista Giancarlo Giorgetti, poi smentite, e la richiesta di una discussione sul governo avanzata dal partito verde. Ma anche l’attacco per nulla velato del ministro Luigi Di Maio al nuovo capo politico del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte: «Alcune leadership hanno fallito». E infine il ritorno a una polarizzazione di quelle forze che si sono trovate costrette ad un matrimonio mai voluto sotto Draghi, la rinascita di un centro che vedrà insieme Italia Viva, Azione e Cambiamo, la vittoria a tutto campo di Fratelli d’Italia, unico partito davvero compatto al suo interno.
Alle 17 è iniziata la processione sotto i catafalchi 4.0 per la ottava e definitiva votazione e alle 20,19 il presidente della Camera Roberto Fico ha dovuto interrompere lo spoglio: Mattarella ha raggiunto il quorum dei 505 voti e sono partiti più di cinque minuti di applausi. Terminato lo scrutinio, con 759 preferenze, insieme alla numero uno del Senato, Elisabetta Casellati, Fico è salito sull’auto blu che li aspettava davanti a Montecitorio e si è recato al Quirinale per comunicare il risultato al Presidente della Repubblica, che lo ha accolto con un imperativo: «Non mi sottraggo, sarò arbitro imparziale».










