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L’embargo su Mosca

Le sanzioni imposte contro la Russia sono solo all’inizio. In seguito all’invasione in Ucraina il presidente americano Joe Biden ha annunciato l’embargo sulle importazioni di petrolio e gas da Mosca. Sulla stessa scia il governo britannico di Boris Johnson. Il Regno Unito si è infatti impegnato a ridurre a zero le sue forniture energetiche dal…
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Le sanzioni imposte contro la Russia sono solo all’inizio. In seguito all’invasione in Ucraina il presidente americano Joe Biden ha annunciato l’embargo sulle importazioni di petrolio e gas da Mosca. Sulla stessa scia il governo britannico di Boris Johnson. Il Regno Unito si è infatti impegnato a ridurre a zero le sue forniture energetiche dal Paese già entro la fine del 2022. L’isola, a differenza di diversi Paesi dell’Europa continentale fra i quali l’Italia, acquista infatti un quantitativo residuale di queste materie prime rispetto al suo fabbisogno complessivo.

Nel frattempo la guerra continua a infuriare, dopo 13 giorni dall’inizio dell’aggressione. A Sumy l’evacuazione dei civili attraverso il cosiddetto “corridoio verde” è stata infatti interrotta «a causa dei bombardamenti dei carri armati nemici». Tutte le auto in uscita sono state rimandate indietro, così come e le persone che tentavano di lasciare la città a piedi. Il ministero della Difesa ucraino ha inoltre accusato i russi di non rispettare il corridoio umanitario di Mariupol. Anche le tre precedenti tregue (ieri è stata la quarta) erano fallite proprio perché le truppe di Mosca avevano aperto il fuoco su obiettivi civili. Da parte sua, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ieri mattina aveva adombrato uno scenario da guerra mondiale, è tornato ad aprire al dialogo: «Possiamo discutere e trovare un compromesso su come questi territori continueranno a vivere» ha detto riferendosi alla Crimea e alle «pseudo Repubbliche» separatiste del Donbass. «Sono pronto a un dialogo, non alla capitolazione», ha sottolineato. Il presidente avrebbe anche detto di aver «raffreddato» la sua posizione sull’ingresso nella Nato.
Secondo Kiev, l’avanzamento di Mosca però prosegue, anche se è «rallentato». Il Paese mantiene la difesa nelle direzioni Nord, Sud ed Est, mentre le forze armate presidiano le città di Cernihiv e di Kiev. Nelle regioni di Kharkiv, Chernihiv, Kiev e Sumy «sui territori occupati sono stati registrati molti casi di saccheggi, violenze nei confronti della popolazione locale, occupazione di case dei civili, utilizzo dell’infrastruttura agraria per stazionamento dei veicoli militari, dislocamento delle posizioni d’attacco nelle zone ad alta densità abitativa».

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