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Ambiente e Sostenibilità

Le bombe in Ucraina affondano le borse di tutto il mondo

Un terremoto finanziario che ha fatto tremare i cristalli di tutte le borse mondiali. È una delle conseguenze più gravi innescate dalla decisione della Russia di invadere l’Ucraina. I mercati finanziari hanno reagito con fibrillazione alle tensioni tra Mosca e Kiev ed hanno lasciato sul terreno a fine giornata una montagna di denaro. A partire proprio dall’indice moscovita che perde più del 33 percento.

Le piazze di scambio europee e mondiali chiudono tutte in rosso, con piazza Affari che lascia il 4,1 percento alle 16, segno che la tensione non è soltanto sul piano militare. Due i titoli che perdono più degli altri e sono i bancari e gli energetici, perché sono proprio i settori finanziario e delle materie prime quelli che più regolano gli scambi tra la Russia e l’eurogruppo.
É bastato l’annuncio della presidente della commissione europea, Ursula Von Der Leyen di «massicce e dure sanzioni», per far precipitare i titoli finanziari, visto che tra le misure che verranno adottate alcune, tra quelle più significative, riguardano proprio le transazioni economiche, come l’ipotesi su cui sta insistendo il premier inglese, Boris Johnson, di escludere la Russia dal sistema finanziario internazionale (Swift). Un’eventualità che provocherebbe l’inattività delle banche russe sui mercati esteri.
Insieme ai titoli finanziari sono schizzati verso l’alto i prezzi delle materie prime. I rincari non hanno riguardato, soltanto le commodity energetiche, con il petrolio e il gas che hanno superato rispettivamente i 105 dollari al barile e i 115 dollari a megawattora, ma anche grano e mais. I due prodotti coltivati sono letteralmente schizzati oltre i massimi storici: il grano ha superato 344 dollari a tonnellate, ben al di sopra dei 313 registrati a novembre, e il mais che da 208 dollari a tonnellata con cui aveva aperto la giornata ha chiuso a 304.
Contraccolpi pesanti quanto gli obici di artiglieria che si scagliano su una ripresa dall’emergenza covid che già sta facendo i conti con l’inflazione.

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