Il Piano nazionale di ripresa e resilienza «va riscritto perché bisogna essere realisti, allungare i tempi e spostare gli obiettivi della transizione ecologica». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. «Abbiamo bisogno di una strategia di indipendenza che è fondamentale per noi e per l’Unione europea. Dobbiamo cambiare gli investimenti del Pnrr nell’energia, nella difesa e nella ricerca». Sono le forti parole del capo degli industriali italiani alla luce degli sconvolgimenti economici che sta provocando la guerra in Ucraina. «L’Italia stava già rallentando prima della guerra, la produzione frena di uno 0,3 percento a febbraio dopo un rallentamento dello 0,8 a gennaio, sono dati precedenti al conflitto che ha accentuato uno dei fattori che colpiscono la ripresa. Ciò che succede in Ucraina mette a rischio la crescita che è fondamentale per il debito pubblico contratto».
Poi l’affondo sulla questione energetica e sui prezzi alle stelle delle materie prime. «Dobbiamo tamponare subito con l’apertura delle centrali a carbone – spiega – ma è una misura temporanea, anche perché la produzione non sopperisce completamente le nostre necessità. Noi abbiamo chiuso le trivellazioni nell’Adriatico nel 2003 dove c’è un giacimento di 30 miliardi di metri cubi, ma la Croazia sta già attingendo a quel giacimento, noi no. Dobbiamo pensare a una strategia di medio e lungo periodo con la creazione di impianti di gnl e le energie rinnovabili. È necessario cambiare il mix energetico, è la sfida che ci aspetta, diminuire la nostra dipendenza del gas russo. Ecco perché servono più rigassificatori che abbiamo bloccato negli anni scorsi e quelli che ci sono non sono sufficienti; dobbiamo importare più gas da altre nazioni quindi raddoppiare il Tap dall’Azerbaijan, incentivare le fonti rinnovabili».
«Ricordo – ha insistito Bonomi – che dopo la guerra di Crimea nel 2014 l’Unione europea aveva mandato una raccomandazione, diminuire le importazioni di gas russo. Noi invece lo abbiamo raddoppiato. Dobbiamo quindi cambiare del tutto la nostra politica. Serve una politica di medio e lungi periodo che attualmente non vedo. Gli effetti della guerra d’altra parte si stanno già dispiegando, noi importiamo dalla Russia il 40 percento del fabbisogno in gas. Le nostre riserve ammontano a 90 miliardi di metri cubi con stoccaggio di 17 miliardi metri cubi di gas che rappresentano il 22 percento del nostro fabbisogno. Quindi abbiamo bisogno di altro», è la conclusione di Bonomi sull’emergenza che il conflitto sta provocando anche e soprattutto alle aziende italiane, oltre che alle famiglie.









