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Taranto, su burqa e tetto agli stranieri in classe Bitetti aggiusta il tiro e scarica Valditara

L’intervento del primo cittadino sulla decisione del ministero dell’Istruzione ha fatto suonare la campanella delle reazioni della politica

Taranto, su burqa e tetto agli stranieri in classe Bitetti aggiusta il tiro e scarica Valditara
Studentesse in classe (Foto ANSA – Cesare Abbate)

Le dichiarazioni del sindaco di Taranto, Piero Bitetti, sul decreto Valditara, relativo al tetto degli stranieri in classe, hanno alzato un gran polverone. Il riferimento è a quanto detto in occasione dell’incontro con il ministro all’Istruzione giunto a Taranto per una serie di incontri. Bitetti in una nota aggiusta il tiro. «Per me la scuola resta inclusiva, accogliente e aperta, ma per tutti. Faccio una premessa, ciò che è stato riportato dalle agenzie non corrisponde a quel che ho detto durante l’incontro con il ministro Valditara», afferma Bitetti.

Una premessa necessaria, ma che non sminuisce l’aspetto più spiacevole di questa vicenda e del dibattito politico in generale. Qualsiasi cosa finisce per essere polarizzata. «Guai a fare una riflessione di buon senso, meglio scontrarsi e attribuire agli altri idee e appartenenze fantomatiche». Il sindaco lamenta il fatto che chi ha commentato non era presente e che quindi non può sapere esattamente cosa è stato detto.

La precisazione

«Ho semplicemente detto che in classe con il burqa è meglio non andare, perché un’alunna deve essere riconoscibile e anche per questioni di sicurezza. Poniamo grande attenzione verso le pratiche vessatorie nei confronti delle donne, costringere una donna a indossare il burqa è o non è una pratica vessatoria? Nei paesi islamici le donne lottano contro queste imposizioni? Qui, invece, lasciando da parte il buon senso e nel tentativo malcelato di difendere l’identità e la libertà, qualcuno finisce per favorire quella pratica vessatoria, ma su suolo italiano. È paradossale», precisa il primo cittadino.

E sulle percentuali delle presenze di stranieri in aula puntualizza «non l’ho mai citato. Per me la scuola resta per tutti, stranieri e italiani. Chi mi accusa, faccia come me e vada a parlare con i docenti, raccolga i loro appelli, risponda alle loro sollecitazioni. E poi potremo confrontarci. Perché chi pensa che io mi sia improvvisamente trasformato in un razzista impertinente, probabilmente non mi conosce bene. Oppure, ed è la cosa più preoccupante, cerca un espediente per farmi del male».

Le reazioni

Un duro attacco giunge dal Movimento Cinque Stelle «Il sindaco dovrebbe occuparsi dei problemi reali della scuola tarantina invece di fare da megafono alle battaglie ideologiche della destra e del Governo Meloni. A Taranto le emergenze si chiamano povertà educativa, dispersione scolastica, famiglie in difficoltà, carenza di servizi e plessi che necessitano ancora di manutenzione e messa in sicurezza. È su questo che un sindaco dovrebbe concentrare energie e risorse, non sulla nazionalità dei bambini seduti nei banchi».

Indignazione per le dichiarazioni di Bitetti, prima delle sue precisazioni, anche da parte di alcuni esponenti della sua stessa maggioranza come la consigliera Bianca Boshnjaku che ha fatto una disanima sulla situazione stranieri a Taranto «gli stranieri rappresentano meno del 2% della popolazione scolastica e nell’intera provincia il 2,39%, dunque la presenza è molto distante dalla soglia del 30%». Dello stesso avviso è la segretaria provinciale del Pd, Anna Filippetti, che con la deputata Francesca Viggiano, il capogruppo in consiglio comunale, Serio e il consigliere Contrario, prende le distanze e sostiene «la scuola deve essere il luogo dell’integrazione. Per le scuole c’è bisogno di manutenzioni, riqualificazione delle palestre e spazi sicuri e accessibili».

Le parole del sindaco sono state contestate anche da Giovanni D’Arcangelo segretario generale della Cgil Taranto «a Taranto non c’è una emergenza, l’integrazione non è una malattia che si trasmette per contatto anzi è il vaccino contro l’intolleranza, l’estremismo o la violenza».