Il Movimento cinque stelle suona la carica con una serie di emendamenti al prossimo decreto per l’ex Ilva, che mirano a tutelare la città e delinearne il futuro. L’alternativa per Taranto passa dalla chiusura dell’area a caldo e un Accordo di programma per realizzare bonifiche e riconversione del territorio.
Sul tema lavoro, per fronteggiare gli esuberi, vengono identificati strumenti precisi: incentivi all’esodo, fino ad almeno 150 mila euro per lavoratore, proroga delle integrazioni al reddito e della Naspi per i lavoratori dell’indotto, sostegno alle imprese appaltatrici e un fondo da 10 milioni per riqualificare e ricollocare i lavoratori. Il vicepresidente del movimento, senatore Mario Turco propone, inoltre, di prorogare di due anni l’agenzia per il lavoro portuale e l’indennità di mancato avviamento.
«Taranto ha bisogno soprattutto di una prospettiva economica diversa dall’Ilva, con la continuità territoriale dall’aeroporto di Taranto-Grottaglie e una zona franca urbana nel sito di interesse nazionale». Il pacchetto di emendamenti depositato dal Movimento 5 Stelle sarà discusso nelle prossime settimane in Senato col decreto. «Il Governo interviene ancora una volta sulle garanzie finanziarie, riducendone la durata ad appena un anno per porre rimedio alle criticità che avevamo già denunciato, anche attraverso un accesso agli atti. Ancora una volta, però, si rincorre l’emergenza anziché affrontare il problema alla radice», dice Turco.
«Non possiamo accettare che le garanzie ambientali vengano svincolate dall’effettivo livello di rischio dell’attività industriale, esponendo Taranto alle conseguenze di eventuali nuovi danni ambientali e sanitari. La Corte di giustizia dell’Unione europea, a giugno 2024, ha chiarito che la valutazione dell’impatto dell’impianto sulla salute deve essere parte integrante dei procedimenti autorizzativi e che, in presenza di pericoli gravi e rilevanti per ambiente e salute, l’attività deve essere sospesa».
Le imprese si muovono
Intanto, per tentare di fronteggiare gli effetti della gravissima crisi socio-economica causata dal drastico ridimensionamento delle attività dello stabilimento siderurgico, dieci aziende aderenti a Confapi hanno raccolto 6 milioni di euro per un nuovo progetto industriale dedicato al territorio, che passa da bonifiche, acciaio green e diversificazione. «È un’iniziativa – spiega il presidente Fabio Greco – che stiamo lanciando proprio per farci trovare pronti nel caso anche il prossimo, ultimo pronunciamento giudiziario dovesse confermare lo stop del cuore del ciclo integrale dello stabilimento. Se dovesse essere ribadita la chiusura dell’area a caldo, la cordata vuol essere protagonista di bonifiche e di qualsiasi altro piano che possa riqualificare in chiave green la produzione dell’acciaio, guardando anche alla cantieristica navale e al porto», conclude Greco.
