Le rassicurazioni sull’imminente avvio della piattaforma e poi del servizio mense nelle scuole tarantine non sono bastate a calmare gli animi. Sono tanti i disagi testimoniati dalle famiglie in questi giorni. Tra questi, la Cgil ha raccolto il grido d’allarme di Lucia, 40enne, lavoratrice e mamma di due gemelli di 10 anni, con un marito spesso fuori sede. «La mia giornata di lavoro e di vita è improntata sulla fretta, la precarietà, i tentativi di darsi un’organizzazione che possa contemperare i bisogni di due bambini di 10 anni e quelli di una mamma che lavora per assicurare agli stessi una vita degna – racconta Lucia – la mensa a scuola non è il capriccio di una donna che non vuole cucinare, è sopravvivenza per una famiglia . Salti mortali che nessuno sembra vedere».
I disagi
Per Tiziana Ronsisvalle, segretaria provinciale della Cgil ionica, «non è solo una vertenza occupazionale, ma anche una vertenza sociale, con duemila donne in difficoltà». «Cosa succede se lavoro e bisogno dei cittadini non si incontrano?», è la domanda del sindacato in riferimento ad uno dei casi più emblematici del momento, quello del servizio mense per le scuole di Taranto, con 90 addetti a casa e circa 2mila bambini lasciati senza pasto. In 15 scuole tarantine, infatti, sulla carta risulterebbe esserci il tempo pieno. «Ciò significherebbe, nella maggior parte dei casi, che le mamme possano ad esempio lavorare senza l’ansia del pasto caldo alle 13 o gli slalom nel traffico per andare a prendere i bambini da scuola – spiega Ronsisvalle – ma a quasi un mese dall’inizio dell’anno scolastico tutto è ancora in alto mare». Per la sindacalista, «questa impasse è figlia di una mancata programmazione che tutti gli anni pagano i lavoratori delle mense lasciati a casa nel periodo di chiusura delle scuole, senza ammortizzatori sociali o sostegni al reddito, e che ogni anno sono costretti ad attendere i tempi della burocrazia. Ma c’è anche il danno alla comunità scolastica e a quelle 2mila famiglie che optano per il tempo pieno per necessità».
