Taranto ha celebrato l’avvio dei Giochi del Mediterraneo e tra i protagonisti della parata di giovedì c’era Fabio Mancini, modello internazionale e per anni volto di Giorgio Armani. Intorno, migliaia di persone e soprattutto molti giovani: proprio a loro Mancini dedica oggi una parte importante del proprio impegno pubblico. Dalla moda alla responsabilità di chi vive sotto i riflettori, fino al legame con Taranto e con i suoi quartieri, il suo racconto parte dall’immagine per arrivare rapidamente altrove.
Mancini, siamo all’apertura dei Giochi del Mediterraneo. Che serata è?
«Una serata stupenda, per una manifestazione meravigliosa. Vedere qui così tante persone, e soprattutto così tanti giovani, è qualcosa di importante».
Lei arriva da un mondo, quello della moda, nel quale l’immagine conta moltissimo. Oggi chiediamo ai ragazzi di essere troppo perfetti, troppo performanti?
«Bisogna prima di tutto chiedersi che cosa sia davvero la bellezza. Per me significa partire da ciò che siamo dentro e poi riuscire a esprimerlo anche esteriormente. La bellezza può essere un magnifico biglietto da visita, ma se non viene accompagnata dalla cultura e dal cuore, da sola non basta».
Ha lavorato a lungo con Giorgio Armani. Qual è l’insegnamento che sente di poter consegnare oggi ai ragazzi?
«La gentilezza. L’educazione e ancora la gentilezza. È qualcosa che ho imparato anche da lui. A volte chi diventa un personaggio pubblico pensa che tutto gli sia dovuto. Io credo esattamente il contrario: chi ha visibilità deve assumersi una responsabilità. Guardi quanti ragazzi ci sono qui. Aspettano anche degli esempi da noi. E noi dobbiamo essere buoni esempi».
Taranto per lei ha anche un significato personale, ha radici in questa terra. Eppure questa città viene ancora raccontata quasi sempre attraverso l’Ilva.
«L’ho detto anche dal palco: Taranto è molto più dell’Ilva. È una città piena di persone positive, di gente capace di accoglierti e di darti il cuore. Spesso ci fermiamo al giudizio, o addirittura al pregiudizio. Io qui ho conosciuto persone che mi hanno dato tantissimo».
Ha conosciuto anche alcune delle zone più difficili della città.
«Sono stato nei quartieri, anche al Tamburi. Sono nate amicizie vere, rapporti che continuano ancora oggi attraverso i social e i contatti personali. Per me è stato fondamentale. Alla fine ciò che resta è proprio questo: l’umanità delle persone».
