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Secondo Federmeccanica otto italiani su dieci vogliono che l’Ilva rimanga aperta

Secondo Federmeccanica otto italiani su dieci vogliono che l’Ilva rimanga aperta

«Non si può fare a meno dell’ex Ilva. Questa consapevolezza non è più solo tra gli addetti ai lavori ma è largamente diffusa nella società civile». Ne è convinto il presidente di Federmeccanica Simone Bettini, ieri al centro Ricerca e sviluppo dello stabilimento siderurgico insieme al Consiglio dell’associazione, tre ex presidenti e un centinaio di imprenditori da tutta Italia, per sollecitare il governo a trovare presto una soluzione per il futuro dell’acciaio tricolore.

«Perdere i laminati piani di Taranto avrebbe conseguenze drammatiche per migliaia di imprese», spiega Bettini. «Ci sarà un’esplosione di costi con le nuove regole e le nostre imprese rischiano di andare fuori mercato nell’export, schiacciate da una concorrenza sleale estera che ha meno attenzione per i parametri ambientali». Il riferimento è ai grandi produttori cinesi e indiani che da soli coprono ormai quasi l’80% del mercato mondiale di laminati piani. «Siamo qui – ha detto Bettini – per far capire al governo l’importanza strategico-industriale di questa fabbrica, perché l’acciaio è alla base della manifattura italiana.

Abbiamo perso la chimica, non abbiamo sovranità energetica, non possiamo rischiare di perdere la sovranità industriale». Di qui l’appello a fare presto. «Il governo è a fine mandato e non vorremmo che si stesse perdendo tempo per poi passare di nuovo la palla. Il tempo sta scadendo. Per noi Ilva deve restare in mani italiane. Di proprietà dello Stato ma l’impresa va gestita coi tempi industriali, non con quelli della politica», ha concluso Bettini.

Lo studio

Secondo Federmeccanica e Confindustria il grido d’allarme non viene soltanto da chi produce, ma anche dalla popolazione. Per dimostrarlo, l’associazione ha commissionato al prof. Daniele Marini, direttore scientifico di Community Research&Analysis, uno studio sulla percezione degli italiani delle vicende legate all’ex Ilva. Dall’analisi statistica, su un campione di 1200 persone, emerge che l’85,7% della popolazione nazionale e l’86,1% dei pugliesi bocciano l’ipotesi chiusura, sono preoccupati dell’impatto occupazionale e chiedono il rilancio del sito produttivo a proprietà italiana. L’ex Ilva non è percepita soltanto come una questione locale, ma assume rilevanza nazionale, con circa l’80% degli intervistati che si ritiene informato sulla vicenda.

Dall’analisi emerge tuttavia che gli intervistati non sono a conoscenza dei dati contenuti nell’indagine Malària di Legambiente, da cui emerge che Taranto vanta oggi il secondo valore più basso tra tutti i capoluoghi di provincia pugliesi per polveri sottili. Quanto basta per far dire al presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, che «lo stabilimento oggi è ambientalizzato», che occorre «un’inversione di tendenza ed un cambio di narrazione, perché l’ex Ilva è oggi un centro di eccellenza e di sperimentazione» e che «turismo e industria possono coesistere. Lo stabilimento deve restare – dice Toma – e va rilanciato in chiave ecosostenibile».