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Ex Ilva, la denuncia di VeraLeaks: «Nel Tarantino ancora diossina nel latte di pecore e capre»

Luciano Manna commenta sui social uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research il primo ottobre: «Lo porteremo in Procura»

Ex Ilva, la denuncia di VeraLeaks: «Nel Tarantino ancora diossina nel latte di pecore e capre»
La cartina pubblicata sui social da Luciano Manna di VeraLeaks

Il latte di pecore e capre prodotto in un raggio di 20 chilometri dall’ex Ilva di Taranto sarebbe contaminato da diossina e Pcb.

A denunciarlo è l’attivista Luciano Manna di VeraLeaks, commentando sui social lo studio “A ten-year surveillance of PCDD/Fs and PCBs in raw milk from bovine, ovine, and caprine farms in a peri-industrial area of southern Italy“, pubblicato su Environmental Research il primo ottobre.

La ricerca ha analizzato 671 campioni di latte, raccolti tra il 2016 e il 2025 in 327 aziende agricole dell’area industriale tarantina, entro un raggio di circa 20 chilometri.

«Per la contaminazione totale combinata, cioè sommatoria diossine/PCB, i livelli nei caprini sono stati 2,07 volte superiori rispetto ai bovini e gli ovini hanno mostrato concentrazioni 1,47 volte superiori rispetto ai bovini», afferma Manna. «Questo modello di contaminazione – aggiunge – è stato più pronunciato per le diossine pure dove i livelli erano 2,35 volte superiori nelle capre e 1,94 volte superiori nelle pecore rispetto ai bovini».

Tra il 2016 e il 2025, osserva l’attivista, «tutti e quattro i modelli hanno mostrato un aumento annuale statisticamente significativo della contaminazione combinata totale, con una media del 5% all’anno su tutti i contaminanti».

Secondo VeraLeaks, l’analisi della distanza dall’area industriale ha evidenziato una diminuzione dei Pcb allontanandosi dalla fabbrica, mentre per le diossine non emerge una relazione analoga con la distanza.

I risultati hanno rilevato «molte non conformità – evidenzia Manna – tra ovini, caprini e bovini in relazione ai parametri imposti dal regolamento (UE) 2023/915 che hanno una matrice scientificamente certa escludendo altre attività industriali, la fonte è l’impianto di sinterizzazione, cioè l’agglomerato dell’ex Ilva Acciaierie d’Italia. La diossina e PCB, quindi, non sono un ricordo lontano e continuano ad entrare nella nostra catena alimentare».

Questo studio, annuncia l’attivista, «lo porteremo nei prossimi giorni in Procura a mezzo denuncia penale» insieme «ai recenti dati che attestano emissioni inquinanti della fabbrica anche nell’anno 2025».