Non solo i dipendenti diretti del colosso siderurgico: la vertenza dell’ex Ilva investe in maniera drammatica anche l’intera filiera dei servizi e delle ditte terze. Le sigle di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Uiltrasporti hanno inviato una lettera congiunta al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) per chiedere l’immediata istituzione di un tavolo permanente di confronto aperto ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e alle aziende appaltatrici.
Nel mirino dei sindacati c’è la tutela della continuità occupazionale e reddituale di oltre mille lavoratori impegnati nei servizi di mensa, vigilanza privata, pulizie e multiservizi all’interno dello stabilimento ionico. Attività altamente vulnerabili di fronte alle oscillazioni produttive dell’area a caldo e alle incertezze sull’assetto proprietario e gestionale della fabbrica.
«Il futuro dell’ex Ilva e il dibattito sulle sue prospettive industriali e ambientali non possono prescindere dal coinvolgimento diretto di chi garantisce i servizi essenziali all’interno del sito», denunciano le quattro organizzazioni di categoria, manifestando forte allarme per la tenuta delle commesse. Eventuali riduzioni dei volumi di fornitura o il mancato rinnovo degli affidamenti, avvertono le sigle, «provocherebbero ricadute occupazionali immediate e devastanti sul territorio».
Attraverso la formalizzazione dell’istanza al Mimit, i sindacati sollecitano il governo a chiarire con urgenza la mappa degli ammortizzatori sociali attivabili per il personale dell’indotto e a definire garanzie trasparenti a salvaguardia dei livelli salariali e dei posti di lavoro.
