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Ex Ilva, è scontro tra Taranto e Genova. I lavoratori ionici: «Non siamo operai di serie B»

La Liguria chiede di comprare acciaio estero per tenere in vita i laminatoi del Nord: si rischia la guerra di campanili

Ex Ilva, è scontro tra Taranto e Genova. I lavoratori ionici: «Non siamo operai di serie B»

La profonda crisi del siderurgico segna ancora un solco profondo tra Taranto, dove c’è l’area a caldo, il cuore dove avviene la trasformazione delle materie prime in acciaio, e Genova, dove i prodotti vengono lavorati a freddo. Le istituzioni liguri, il presidente della Regione Marco Bucci e la sindaca di Genova Ilaria Salis, hanno incontrato il ministro dell’interno Matteo Piantedosi, confrontandosisul futuro dello stabilimento ex Ilva. «I segnali sono positivi, abbiamo fiducia che possa essere risolto il problema e noi continueremo a fare pressione perché questo accada il prima possibile. Bisogna trovare il modo di alimentare il lavoro a Genova e anche a Novi ovviamente: o da Taranto o da un’altra parte. Le cose possono andare bene per entrambi i siti, ma quello che non va bene è lasciare un impianto senza la materia prima per poter lavorare. Noi dobbiamo fare in modo che Genova possa continuare a lavorare», ha detto il governatore ligure Bucci, facendo sua l’ipotesi avanzata dai sindacati attraverso una lettera, di acquistare acciaio da lavorare per evitare la completa fermata degli impianti di laminazione a freddo dei siti di Genova Cornigliano, Novi Ligure (Alessandria) e Racconigi (Cuneo).

Secondo i sindacalisti metalmeccanici liguri, «sui mercati internazionali i prezzi dei rotoli (di acciaio) a caldo sono sensibilmente inferiori ai costi di produzione interni di Acciaierie d’Italia in As, gravati da pesanti fenomeni di insaturazione impiantistica». Per rappresentanti dei lavoratori del Nord, il ricorso al mercato estero (servono 25mila coils) consentirebbe di abbattere i tempi di approvvigionamento e scongiurare la completa fermata degli stabilimenti.

La frattura

Mentre i commissari di Acciaierie d’Italia valutano possibilità di acquistare acciaio da fuori per far lavorare gli impianti di laminazione, il segretario nazionale di Fim Cisl, Valerio D’Alò, che conosce bene la fabbrica ionica, spiega «con un po’ di bramme si fanno a stento 20 giorni di lavoro, ma a noi serve chiarezza su cosa si vuole fare di un’acciaieria. Bisogna chiarire se si vuole l’acciaieria elettrica e dire sì agli impianti necessari. Non c’è altra via». Sulla frattura, che convolge anche il mondo sindacale, tra Genova e Taranto, interviene anche il segretario ionico della sigla, Biagio Prisciano, che sottolinea: «A Taranto non ci sono lavoratori di serie B» ed invita ad evitare divisioni con Genova nella vertenza». Il sindacato, anche per voce di Pietro Cantoro, chiede strumenti straordinari: prepensionamento, lavori usuranti, incentivo all’esodo su base volontaria, da affiancare ad ammortizzatori sociali e ad un chiaro piano industriale, sociale e lavorativo sul futuro che si intende dare alla fabbrica.