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Ex Ilva, l’arcivescovo di Taranto: «È tempo di risarcire la città. Chiediamo prospettive lavorative e salute»

Ciro Miniero invita a superare le divisioni: «Faremmo – scrive – il gioco di chi per anni ha solo usato» il capoluogo ionico. L’appello alla politica

Ex Ilva, l’arcivescovo di Taranto: «È tempo di risarcire la città. Chiediamo prospettive lavorative e salute»
L’arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero

«Chiediamo insieme prospettive lavorative alternative, una legge speciale per Taranto che da decenni, nonostante la sua strategicità, è in fondo alle classifiche per qualità della vita e vede partire i suoi giovani in cerca di prospettive migliori». È l’accorato appello dell’arcivescovo metropolita di Taranto, Ciro Miniero, che interviene così sulla crisi dell’ex Ilva.

In un messaggio inviato alla comunità, il vescovo invita a superare le divisioni tra chi difende il diritto alla salute e chi teme di perdere il posto di lavoro: «Abbiamo chiesto salute e siamo stati ignorati. Abbiamo chiesto lavoro e lo stiamo perdendo», afferma, sottolineando che si rischia di fare «il gioco di chi per anni ha solo usato Taranto».

Miniero ricorda gli appelli rimasti senza risposta: «Siamo angosciati per il precipitare di una situazione che sapevamo da tempo non avrebbe avuto esito favorevole».

Per l’arcivescovo è necessario «rivendicare con forza uno sviluppo diverso», fondato sull’ecologia integrale insegnata da papa Francesco. «Non si può più produrre acciaio come nel ‘900, non ci si può ammalare e morire per l’acciaio, non si può tenere in ostaggio una comunità», afferma, sottolineando che la siderurgia ha portato ricchezza, ma ha imposto costi pesanti al territorio. «È tempo di risarcirla», scrive, riferendosi alla città.

Tra le richieste, anche nuove opportunità per chi rischia di restare senza lavoro e un intervento legislativo specifico.

Miniero invita inoltre a restare vicini agli operai, «giustamente preoccupati per il loro salario», chiedendo a loro di essere altrettanto vicini a una città «esausta per le rivendicazioni ignorate». Alla politica sollecita «chiarezza e lungimiranza, visione dopo decenni di sottovalutazioni».
Il messaggio si conclude con un appello a ritrovare unità e a lavorare «per il bene comune, per coltivare la speranza di una rinascita lì dove oggi tutto vacilla. Riconciliamoci con la nostra comunità e ricostruiamola insieme».