Un durissimo attacco alla strategia industriale dell’esecutivo nazionale e la richiesta perentoria di una transizione ecologica radicale per il polo siderurgico tarantino. Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle e delegato alle Politiche Economiche e Fiscali, il senatore tarantino Mario Turco, è intervenuto nell’aula di Palazzo Madama e a mezzo stampa per contestare apertamente la decisione del Governo di stanziare un’ulteriore tranche di 100 milioni di euro a sostegno della continuità produttiva dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva.
«Tirando a campare sul futuro di Taranto»
Secondo il parlamentare pentastellato, il provvedimento dell’esecutivo si traduce nell’ennesima misura tampone priva di visione strategica per il capoluogo ionico: «Il Governo sta semplicemente comprando tempo e tirando a campare sul futuro di Taranto. Continuare a stanziare 100 milioni di euro per l’ex Ilva significa usare le casse pubbliche come un bancomat di Stato, senza alcuna prospettiva e mantenendo in vita un modello industriale fallimentare che accumula perdite per 60 milioni al mese. Il nodo principale resta una drammatica emergenza sanitaria e ambientale che non può più essere ignorata».
Nel corso della sua requisitoria, Turco ha snocciolato i dati relativi all’impatto sanitario del complesso siderurgico, ricordando la presenza di circa duemila tonnellate di amianto ancora da bonificare all’interno dell’impianto, oltre alla registrazione di oltre 2.500 malattie professionali e centinaia di vittime tra le maestranze dirette. «Di fronte a questa tragedia la politica ha il dovere morale di rispondere fermando immediatamente la produzione a carbone e spegnendo l’area a caldo», ha intimato il senatore, sollecitando l’adozione di un piano complessivo di riconversione fondato su bonifiche ambientali, forni elettrici a zero emissioni e idrogeno verde, subordinando ogni intervento alla Valutazione integrata di impatto ambientale e sanitario (Viias).
Sul fronte occupazionale, il vicepresidente M5S ha chiesto la sigla immediata di un Accordo di Programma a tutela dei circa 2.500 dipendenti dell’indotto, del personale in amministrazione straordinaria e degli ex lavoratori percettori di Naspi, attraverso coperture reddituali, scivoli previdenziali, incentivi all’esodo e benefici collegati all’esposizione all’amianto. Per finanziare la svolta verde e garantire la salvaguardia economica del territorio, Turco quantifica il fabbisogno reale in circa otto miliardi di euro, indicando con chiarezza il canale di approvvigionamento delle risorse: «Per una reale trasformazione industriale occorre riprogrammare e dirottare su Taranto i fondi stanziati per il Ponte sullo Stretto di Messina. In caso contrario, il Governo deve ammettere il proprio fallimento e rassegnare le dimissioni».
