La fermata temporanea degli impianti del polo siderurgico ex Ilva di Taranto è divenuta una conseguenza inevitabile, dettata dai rigidi vincoli giudiziari e dalle precarie condizioni operative e finanziarie dello stabilimento. A dichiararlo è Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, che ricostruisce le ragioni dello stop, affidando ogni speranza all’imminente pronunciamento della Suprema Corte.
L’azienda sottolinea di aver tentato ogni opzione per garantire la continuità dell’attività produttiva entro il termine di novanta giorni stabilito dalla Corte d’Appello, a seguito del decreto del Tribunale di Milano dello scorso 27 luglio. Tuttavia, tutte le istanze presentate per proseguire i lavori sono state respinte dalla magistratura. Tra queste rientra anche la seconda richiesta, bocciata lo scorso 5 ottobre, con cui si chiedeva di mantenere i forni in riscaldo in attesa del giudizio definitivo.
«Ogni possibile strada per scongiurare la fermata è stata percorsa», ribadisce AdI in amministrazione straordinaria, definendo la scelta del blocco «dolorosa, ma inevitabile» di fronte all’assenza di ulteriori margini giuridici e operativi d’intervento.
A gravare sul quadro complessivo c’è anche la complessa gestione delle materie prime. Gli ordini che non possono essere lavorati entro il 25 ottobre – data coincidente con la scadenza dei novanta giorni – rischierebbero infatti di rimanere fermi in magazzino.
L’azienda ha chiarito di non poter impiegare risorse a carico dei creditori per l’acquisto e lo stoccaggio di materiali inutilizzabili nei tempi stabiliti. Scartata anche l’ipotesi di acquistare bramme sul mercato, sia per i lunghi tempi di consegna, sia per la necessità di rispettare i rigorosi standard qualitativi richiesti dai clienti.
Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria guarda ora con attenzione al prossimo passaggio: «Resta l’auspicio che, all’esito dell’udienza del 20 ottobre, la Corte di Cassazione possa adottare una decisione in grado di evitare la chiusura definitiva degli impianti».
